Safilo, sabati in straordinario su base volontaria

safilo safiloAlla Safilo serve lavorare alcuni sabati in straordinario, azienda e sindacati trovano l’accordo per fare turni unici e volontari. È la prima volta che accade. A S.M. di Sala si è scelto di farlo soprattutto per tendere una mano alle madri lavoratrici: era necessario lavorare 12 sabati, per rispondere all’incremento dei volumi e alle scadenze previste, ma ora saranno le operaie a scegliere se, quanto e quando. Evitato così, per la prima volta, il ricorso alla flessibilità obbligatoria.

L’accordo è stato sottoscritto tra le Rsu di Femca-Cisl e la direzione di stabilimento, e prevede di lavorare 12 sabati in regime di straordinario, ma a titolo volontario e su turno unico 6-12. In realtà l’azienda potrà richiedere anche il secondo turno, ma la prestazione rimarrà sempre su base volontaria. In pratica: chi vorrà andare al lavoro ci andrà, e chi vorrà rimanere a casa lo potrà fare tranquillamente. E se le maggiorazioni previste dal contratto nazionale per lo straordinario sono del 25%, la Cisl ha invece ottenuto una percentuale minima del 50%, che arriverà al 100% nel caso di effettuazione di tutti e 12 i sabati lavorativi. Le ore di straordinario, su scelta del lavoratore, potranno essere accantonate in banca delle ore e godute, in base alle necessità dello stesso. Inoltre i dipendenti potranno anche scegliere, sempre su base volontaria, di versare tutte o parte delle ore nel fondo pensione, in modo da pagare minori tasse e contributi.

“Con questa intesa, che si pone l’obiettivo di rispondere alle esigenze del mercato in quanto vi sono parecchie campagne da fare, vi è un incremento dei volumi e le consegne da effettuare nel rispetto delle scadenze previste – spiega per la Femca-Cisl Massimo Meneghetti. Le parti evitano il ricorso alla flessibilità obbligatoria. Infatti, già a novembre e dicembre, si era sottoscritto un accordo unitario sulla flessibilità obbligatoria, 8 sabati a doppio turno, che però avevano creato parecchi disagi al personale, che è prevalentemente femminile. Per questo abbiamo insistito per evitare regimi suppletivi di lavoro obbligatorio e andare incontro alle tante lavoratrici madri presenti nello stabilimento. Si tratta di un’intesa innovativa che incentiva e non obbliga. Mai nessuno era riuscito a fare prima un accordo come questo”.

Filippo De Garpari

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