Brexit, quali conseguenze in sanità?

brexitCominciamo col dire che concordo pienamente con Umberto Veronesi quando afferma che “la scienza non ha confini, né politici, né etnici, né religiosi” e la brexit non può certo ostacolare la collaborazione e lo scambio di esperienze fra gli scienziati. Non era così prima della nascita della UE, non sarà così dopo l’uscita dell’Inghilterra. La comunità scientifica,soprattutto oggi grazie ai metodi di comunicazione in tempo reale, è ben oltre l’Unione Europea e non può essere ostacolata da barriere vere o presunte tali.

Continuiamo poi con il fatto che ogni stato europeo ha un suo sistema sanitario e legifera in piena autonomia sulle modalità di erogazione delle prestazioni sanitarie e sul loro finanziamento: in Italia,in Germania, in Francia, e così per tutti gli stati membri dell’UE, l’unica differenza dopo la brexit potrebbe consistere nel premunirsi del modulo presso l’ALS di appartenenza in caso di bisogno di cure durante un soggiorno in Inghilterra.

Ci potrebbero essere invece conseguenze e forse difficoltà e complicazioni per quanto riguarda la mobilità dei professionisti, il riconoscimento delle qualifiche professionali, la reciprocità del riconoscimento dei titoli accademici e preoccupazioni per tutti i medici che si sono trasferiti e lavorano stabilmente in Inghilterra, i quali temono ripercussioni sulla loro attività nel senso che forse non sarà più come prima.

Le conseguenze non saranno immediate e molto dipenderà dalle trattative fra l’UE e l’Inghilterra che prima o poi si apriranno e credo in una ricerca di reciproci vantaggi, anche perché, per quanto si abbia a che fare con un nuovo stato non è che l’Uk sia un paese sconosciuto. Intanto tutte le Accademie di Scienze Mediche e degli Atenei Universitari Inglesi rassicurano i ricercatori europei sul fatto che faranno tutto quello che è in loro potere perché nulla cambi per la collaborazione e gli impegni presi.

Paventando preoccupazioni per l’industria del farmaco il Presidente di Farmindustria non si è lasciato scappare l’occasione per proporre l’Italia come sede dell’EMA (Agenzia del farmaco Europea), sede attualmente sita in Londra.

Proposta del tutto legittima, considerato il fatto che l’industria farmaceutica italiana è una realtà di primo piano in Europa e che l’Agenzia del farmaco (AIFA) gode di prestigio e costituisce modello di riferimento a livello internazionale.

Non è facile al momento fare previsioni delle conseguenze della Brexit anche se non è difficile ipotizzare che l’UE e l’UK troveranno al tavolo di trattative soluzioni adeguate nel reciproco interesse, e nell’interesse della salute dei loro cittadini.

Dott. Francesco Noce
Presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Rovigo

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