Dottor Clown Rovigo, 10 anni di sorrisi in ospedale

foto1Dottor Clown di Rovigo spegne le dieci candeline. La nota associazione rodigina celebrerà l’anniversario della sua costituzione con una tre giorni a fine settembre, dal 23 al 25, che si propone di animare il centro storico con momenti di gioco, festa e incontri di approfondimento incentrati sulla comicoterapia. È senza dubbio un traguardo importante per l’associazione attiva con i suoi oltre trenta volontari tra le corsie dell’ospedale Santa Maria della Misericordia. Camici colorati e nasi rossi portano sorrisi e leggerezza nei reparti di Pediatria, Chirurgia e Geriatria, attraverso il potere della risata e della gioia di pazienti e famigliari.

“Come dimenticare il medico statunitense Hunter Patch Adams, tra i pionieri della comicoterapia? – spiega la presidente dell’associazione Alessandra Casazza – Perchè è proprio a lui che si ispirano i volontari che aderiscono alla confederazione nazionale Dottor Clown Italia”. A livello nazionale si contano circa 800 dottori speciali che devono seguire una formazione e un tirocinio in affiancamento di circa un anno per essere in grado di affrontare situazioni non sempre facili. “Dottor Clown Rovigo svolge la sua attività anche in case di riposo e in tutti i contesti in cui ci sia bisogno di portare un sorriso – continua Casazza – collabora con altre associazioni e realizza progetti e corsi di formazione sulla comicoterapia, rivolti ad aspiranti dottor clown e a quanti desiderano avvicinarsi alla ‘filosofia’ del naso rosso“.

Grazie alla confederazione di cui fa parte molti volontari hanno partecipato alle missioni in tutto il mondo, nonché alle missioni nel territorio nazionale, in occasione di eventi drammatici come i terremoti in Abruzzo nel 2010 e in Emilia Romagna nel 2012. “Non ci si può improvvisare e per entrare a far parte dell’associazione è necessario un percorso che prevede la partecipazione al corso di primo livello – continua Alessandra Casazza – che prevede laboratori sia teorici che pratici per ricercare il proprio clown e le regole base per poter entrare nel contesto ospedaliero”. Viene così fornito il codice deontologico e illustrati gli aspetti psicologici della persona ospedalizzata, per poi strutturare un tirocinio e l’esame finale con la proclamazione del nuovo dottor clown. “Non incontriamo solo persone – conclude Alessandra Casazza -ma attimi delle loro vite e per noi è un privilegio e onore poterlo fare“.

 

 

Massimiliano Beltrame

 

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