I cittadini rinunciano alle cure, la disoccupazione aumenta

1330535077_obj00044La CAO Nazionale ha varato nel Dicembre scorso la Carta dell’Odontoiatria, che fissa diritti e doveri peculiari della professione che deve essere ripensata per essere in grado di accettare le sfide del futuro. Nell’ultimo periodo si sono evidenziate diverse criticità, generalmente non provenienti dalla professione ma dall’esterno: la crisi economica che ha messo in crisi gli odontoiatri e la “pazientela” sempre meno in grado di accedere alle cure odontoiatriche, i livelli minimi assistenziali non garantiti e l’impossibilità, in un prossimo futuro, di poter prevedere un intervento serio del Ssn per sostenere l’accesso alle cure odontoiatriche stesse. Sono tutti elementi che fanno soffrire le persone e che si ripercuotono fortemente sulla professione odontoiatrica.

Partiamo da un dato di fatto: le cure odontoiatriche sono economicamente onerose. Questo dipende da molti fattori: richiedono spesso interventi ripetuti e successivi ed inoltre impiegano, se si vuole intervenire con la massima qualità, materiali costosi, attrezzature sofisticate, personale formato. Alcuni costi sono incomprimibili, tanto è vero che il sistema pubblico non riesce a garantire le cure odontoiatriche, anche perché la stessa prestazione costa quattro volte di più nel pubblico che nel privato e quindi la pazientela e’ in difficoltà perché da una parte patisce la crisi economica e dall’altra i Lea, in ambito odontoiatrico, non sono garantiti.

Ora si parla di adeguatezza prescrittiva: in campo odontoiatrico significa semplicemente cancellazione di quasi tutte le prestazioni. La ridefinizione dei livelli minimi assistenziali secondo il decreto sull’appropriatezzaprescrittiva in Odontoiatria e’ un non senso. Le cure odontoiatriche non sono mai state garantite dal cosiddetto Sistema Sanitario, se non per limitate fasce, in maniera parcellizzata sul territorio nazionale e con tempi biblici.

Ma c’è un ulteriore criticità che è la pletora odontoiatrica. In Italia ci sono 61mila odontoiatri, con un rapporto di 1 ogni 900 abitanti, mentre l’OMS ha stabilito il rapporto ottimale in 1 a 2.000. Qualcuno pensava e continua a pensare che la pletora, in ragione dell’aumentata concorrenza, potesse far scendere le parcelle, ma questo non è accaduto, proprio perché gran parte dei costi sono incomprimibili, quindi le parcelle non hanno subito il calo sperato, mentre si sono contratte le richieste e la qualità delle cure. Il rapporto Medico Paziente che dovrebbe essere alla base di tutto viene annullato mentre le scelte terapeutiche subiscono l’inevitabile influenza del “datore di lavoro”, inevitabilmente orientato a valutare i costi di investimento e ritorno economico per l’azienda e non ai benefici per il paziente.

Le tariffe, di cui parla il sistema della concorrenza, possono subire una riduzione esclusivamente in presenza di scarsa qualità nelle prestazioni d’opera intellettuale, dei materiali e della sicurezza igienico-sanitaria. Il risultato è che abbiamo cittadini che rinunciano alle cure e contemporaneamente la professione registra una disoccupazione intorno al 12-15% ed una sottocupazione del 15-20%. Una situazione che espone anche i colleghi più giovani alla pratica illecita del prestanomismo, con tutti i rischi legali e professionali.

 

dott. Bruno Noce
Presidente della Commissione Albo Odontoiatri Rovigo

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