Legalizzazione della cannabis: una proposta di legge che può aprire scenari inquietanti

foto francesco noceE’ di prossima discussione in Parlamento il progetto di legge sulla legalizzazione della cannabis che potrebbe aprire le porte alla legalizzazione di altre sostanze appartenenti alle cosiddette “droghe leggere”. Molti i sostenitori, con diverse argomentazioni, dell’ iniziativa legislativa. Ovviamente i presentatori del progetto di legge parlano di motivazioni di ordine pubblico e di togliere spazio alla criminalità organizzata nello spaccio di sostanze stupefacenti, dichiarando così una manifesta incapacità dei nostri parlamentari a promuovere leggi in modo da dare al potere giuridico e alle forze dell’ordine i mezzi per una efficace lotta alla criminalità. Sorprendono anche le posizioni di personaggi del mondo della cultura e del giornalismo come Saviano con la sua dichiarazione che “legalizzare non vuol dire approvare ma normare”(??? n.d.r.).
Ma la liberalizzazione della cannabis potrebbe avere un certo effetto di contrasto al mercato nero in mano alla criminalità? E in che misura? O lo spinello diventa una consuetudine comune oppure siamo convinti che in molti si recheranno ad acquistarlo pubblicamente dichiarandosi così consumatori di sostanze stupefacenti e quindi con il rischio di passare per drogati?
E l’ impatto sulla guida di autoveicoli? Siamo sicuri che non si avranno ripercussioni sul rilascio e sul mantenimento della patente di guida? Il Medico ha il dovere di riportare nel certificato l’assunzione di sostanze sia per il rilascio che per il mantenimento dei requisiti per la guida ma ha anche l’obbligo di segnalare all’autorità competente qualsiasi cambiamento intervenga che ne possa pregiudicare abilità in precedenza certificate. Studi scientifici hanno dimostrato una significativa correlazione statistica tra l’uso di cannabis e il rischio di incidenti stradali: chi si è fatto più di 50 canne in un anno, praticamente una a weekend ha provocato il 60%  di incidenti in più rispetto ai non utilizzatori. Probabilmente approfitteranno della legge coloro che sono già noti come dediti a sostanze d’abuso e forse non in misura maggioritaria  in quanto molto spesso anch’essi sono diventati spacciatori e sarebbe contro il loro interesse oppure sarebbero i più assidui clienti comprando a prezzi calmierati dal pubblico per rivendere al mercato nero a prezzi più vantaggiosi.

Ciò premesso  e su questi argomenti ognuno è libero di pensarla come crede, resta il problema più importante: la salute. Mi ha francamente stupito la dichiarazione di Umberto Veronesi, che ha espresso il suo favore al progetto di legge, il quale sostiene che uno spinello uccide 1000 volte meno della sigaretta. Sarà anche vero, come è vero che non esiste proporzione fra i consumatori di tabacco e i consumatori di cannabis e se la stessa si dovesse equivalere allora potrebbe virare di brutto e contraddire in modo clamoroso il famoso oncologo. E poi non è neanche vero perché oltre ai noti effetti neurologici la cannabis aumenta la percentuale di cancro ai polmoni e del tratto respiratorio perché il fumo di marijuana contiene dal 50% al 70% in più di idrocarburi cancerogeni rispetto a quelli del tabacco. E’ certo invece che esistono sostanze psicoattive come la cannabis in grado di alterare l’equilibrio psico-fisico dell’ individuo, il suo umore ,le sue attività mentali, le sue percezioni sensoriali e causare danni al sistema nervoso. Se assunte poi in epoca puberale o peggio ancor prima, in organismi in fase di sviluppo, sono in grado di provocare danni cerebrali con conseguenze future  irreparabili fino alla schizofrenia, alla depressione, alla riduzione del quoziente intellettivo. Il principio attivo della cannabis sativa si lega a neuroni specifici che regolano il movimento, la coordinazione motoria, la memoria e altre funzioni cognitive e la dipendenza da questa sostanza che agisce sul cervello coinvolgendo il sistema motivazionale ingannandolo e sfruttando il complicato meccanismo del piacere  è considerata una vera e propria malattia neurologica, come il Parkinson o l’Alzheimer. L’utilizzo di queste droghe porta anche a comportamenti devianti che pure destano forti preoccupazioni di carattere sociale. La loro legalizzazione poi nell’immaginario collettivo si presta all’inganno: si può mai pensare che lo Stato possa mettere liberamente in vendita sostanze che recano danno alla salute dei suoi cittadini? Così è per l’uso del tabacco: nonostante le minacciose frasi che troviamo scritte sui pacchetti di sigarette, ci si crede fino ad un certo punto o affatto. La cannabis terapeutica. Un’ultima considerazione sull’utilizzo della cannabis a scopi terapeutici come già oggi avviene in alcune strutture e per alcuni malati: studi scientifici hanno evidenziato alcune proprietà atte ad alleviare il dolore neuropatico refrattario ad altri farmaci, a migliorare la spasticità che deriva da malattie come la sclerosi multipla, a ridurre la nausea indotta dalla chemioterapia e  si sta valutando la sua efficacia in altre malattie sempre come cura palliativa, non potendo esserci effetti curativi. Cannabis utilizzata dunque come farmaco,ma farmaco nel suo significato etimologico vuol dire veleno e sappiamo che ogni farmaco interferisce nell’equilibrio fisiologico e si sfruttano le sue proprietà “venefiche” in un rapporto rischio-beneficio. Qualsiasi farmaco è soggetto ad approvazione ministeriale e a prescrizione medica e i suoi effetti devono esser valutati sotto diretta sorveglianza medica. Credo che nessuno,se non malato, assuma un farmaco,tantomeno per motivi ricreativi o per puro piacere. Per contro proprio in questi giorni la Dea (Drug enforcement administration) ha dichiarato la marijuana come sostanza illegale per le leggi federali americane anche per usi terapeutici”. La marijuana – secondo la Dea – ha un alto potenziale di abuso, non vi è alcun uso medico accettato negli USA e manca di un livello accettabile di sicurezza anche sotto controllo medico”. Il progetto legislativo come concepito, comunque vada, non sarà un successo!

dott. Francesco Noce

Presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Rovigo

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