Ponte San Nicolò, a caccia di Pokemon tra gli anziani del paese

Schermata 2016-09-26 alle 11.37.41La stagione della caccia è aperta dal 18 settembre, ma a Ponte San Nicolò è più di vent’anni che non si può sparare ai fagiani e alle lepri che si rifugiano a sud di Roncajette. Eppure, è da due mesi che per le vie del paese impazza un nuovo tipo di caccia: la caccia al Pokémon. Grazie a “Pokémon Go”, nuovo gioco per smartphone della Niantic, casa di produzione che per conto di Google esplora le innovazioni della “realtà aumentata”, da metà luglio milioni di giovani (e meno giovani) di tutto il mondo sono alle prese con la caccia virtuale.

Questa volta, però, i Pokémon non sono rimasti chiusi dentro ai vecchi Gameboy ma grazie alla magia dei telefonini si possono trovare virtualmente in ogni angolo della terra. Scopo del gioco è quello di catturare questi “mostri tascabili”, renderli più forti e farli lottare per conquistare le cosiddette “palestre”, luoghi reali a tutti gli effetti, scelti tra monumenti, chiese e luoghi di interesse. Così, proprio come a Washington si può “catturare” la Casa Bianca, e a Padova la fontana di Prato della Valle, anche a Ponte San Nicolò ci sono varie palestre dove ci si dà battaglia.

Ma se alcuni di questi luoghi, come Villa Crescente o il Municipio si trovano nelle vie di passaggio principali del paese, altri, scelti in posti isolati e periferici, hanno generato non poche situazioni di scompiglio. È il caso di via San Pio X, a Roncaglia, a ridosso dell’ansa principale del Bacchiglione. Tra le palestre più ambite c’è infatti quella del “Leone Maestoso”, una statua dalle sembianze feline a ridosso dell’abitazione di campagna Lodovico Schiavon e del suo allevamento di caprette.

Se fino a due mesi fa in questa stradina, chiusa al traffico per i non residenti, passavano solo mamme con i bambini e gli anziani amici del signor Lodovico, ora sono aumentati a dismisura i giovani che vi si avventurano a piedi, in bicicletta o in motorino rigorosamente con il cellulare in mano per “conquistare” una palestra inesistente nella realtà, ma ben visibile sugli schermi degli smartphone.

“La strada è chiusa – ribadisce Lodovico Schiavon – invece arrivano fino a qui in macchina. Guardano il telefono e non si accorgono dei segnali”. Tra gli anziani della compagnia, seduti sul ciglio della strada per discutere e leggere il giornale, ci si domanda cosa diamine siano questi “Pokémon”.

“Roba dei cinesi, lo hanno detto al telegiornale”, comunica il più esperto, mentre a poca distanza un’ape, questa sì, reale, torna carica di nettare all’arnia del figlio di Lodovico, Claudio, apicoltore più volte premiato per il suo millefiori. Nemmeno lei sembra badare allo Snorlax di livello 1705 di proprietà di “Davide211192” che controlla la palestra, proprio come gli anziani di via San Pio X. Intanto, un ragazzo scende dalla bici con il telefono in mano. E comincia l’ennesima sfida in questo piano di realtà parallela vicina, ma distantissima.

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