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Quanto costa e quanto dura il processo in Italia

giustizia-tribunale-sentenza-PROCESSO-535x300Il rapporto OCSE 2013 (dati riferiti al 2010) stimava la durata del processo di primo grado in Italia in 564 giorni a fronte della media di 240 giorni per gli altri paesi; in Giappone il processo aveva durata di 107 giorni ed in Slovenia e Portogallo di 420; l’intera durata per i tre gradi di giudizio si attestava a 788 giorni di media, contro i quasi 8 anni in Italia. Il rapporto evidenziava alcuni fattori capaci di incidere in senso positivo o negativo, distinguendo fra quelli legati alla offerta del servizio (quali ad esempio l’informatizzazione; specializzazione delle corti; la qualità e quantità delle risorse umane e finanziarie impiegate; la capacità e possibilità di autonomia gestionale del magistrato) ed alla domanda del servizio (costi di accesso; costi dell’avvocato; presenza di valide forme alternative di mediazione e conciliazione; fiducia nel sistema data dalla certezza del diritto; fattori culturali e strutturali dell’economia, come il tasso di litigiosità). Il costo medio della causa (dati Banca Mondiale: Doing Business 2013) è pari al 21,5% del valore della causa; in Italia sale al 26,2%, ed è diviso in questo modo: 17,2 costo dell’avvocato (media UE: 12,9); 4,9 costo del processo in sé (media UE: 4,4); 4,2 costo dell’esecuzione. I dati ufficiali del Dipartimento di Statistica ed Analisi hanno consentito nel 2016 al Governo Renzi di annunciare di aver raggiunto ottimi risultati con il ridimensionamento dei tempi medi del processo a 367 giorni; dati che sono stati però criticati da chi ha evidenziato che il campione era costituito solo da 57 tribunali ed il periodo di osservazione limitato ad un quadrimestre. Ovviamente velocità in sé non è sinonimo di efficienza del sistema giustizia; al contrario l’eccessiva durata è già di per sé nettamente inefficienza ed ingiustizia. Al 31.12.2015 i procedimenti pendenti sono passati da 2.400.000 nel 2009 a 1.600.000. Il Sole24 ore ha commentato tale riduzione, indicando come la causa sia da ricercarsi in tutti meccanismi alternativi di composizione delle liti (la mediazione) efficacemente introdotti ed in parte all’elevato costo del processo. Per accedere al processo, infatti, il cittadino versa un tributo apposito, denominato, contributo unificato, rapportato al valore della lite. A seguito di una serie di aumenti introdotti negli ultimi anni è divenuto spesso sproporzionato e insostenibile. Ciò collima con le osservazioni empiriche di noi avvocati che testiamo la difficoltà del cittadino a far fronte anche solo a detto esborso, il cui mancato versamento, però, non può impedire di proporre egualmente le proprie difese e non rende improcedibile l’azione: così la Corte Costituzionale 2001/333.

Avv. Stefania Martin – Tel. 049 777073

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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