domenica, 16 Gennaio 2022
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    Cultura e arte, Landolfi: anche a Conselve possiamo fare qualcosa di grande

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    conselve danza“Dottoressa è sicura? La Bassa padovana è una zona culturalmente depressa. Ma cosa vuoi, qua la gente non capisce. Queste cose le puoi fare ad Abano, a Padova… Semplice: vivo qui e vorrei lavorare qui”.

    Germana Landolfi, fondatrice dell’associazione culturale Mo.Vi.Mente, racconta la sua esperienza ormai più che decennale e fa il punto anche sul singolare mondo dell’associazionismo locale. “E stata subito una guerra: porte chiuse, regolamenti ostici, un protezionismo del mondo sportivo secondo il mio punto di vista immotivato. Fortuna che pensavo di non andare a pestare i piedi a nessuno. Ma un portone si è aperto, grazie alla Banda Verdi, e nonostante tutto con immani sforzi, fisici, economici ed emotivi da undici anni si va avanti”.

    Nonostante tutto però si continua, ne vale la pena? “Dato il postulato che le cose si fanno per soldi o per amore, eliminato il primo fattore, i soldi, rimane l’amore, che se però non è corrisposto fa davvero tristezza. Lancio perciò un appello ai concittadini conselvani: a casa vostra esiste una realtà, per i vostri figli e per voi dove poter coltivare l’aspetto artistico e ludico di discipline come l’arte circense, l’acrobatica aerea, diversi linguaggi di danza, il teatro, il canto. Faccio il confronto con analoghe realtà, ad esempio Monselice o Piove di Sacco: perché lì sopravvivono delle belle realtà, per esempio di danza, gruppi che crescono insieme per anni, portando alcuni al professionismo. A Conselve invece ho visto crescere studenti che hanno vissuto il teatro nella scuola, ragazze impegnate nella danza, altri nel circo… ma poi? Resta ben poco, canto a parte. Ma il problema sta anche nel mondo dell’associazionismo”.

    Intende le altre attività, come lo sport? “Viviamo un’avvilente guerra fra poveri, in un costante clima di diffidenza e concorrenza. Tutti fanno di tutto, nessuno si specializza, si frammenta l’offerta , a scapito della qualità, della concorrenza sana e del confronto costruttivo. E qui sorge spontaneo chiedersi: la politica culturale dov’è?”

    Lei che risposta si è data? “Non penso ci siano intenzioni negative, ma solo di una sorta di miopia che purtroppo deriva dai vertici, da chi a monte dovrebbe amministrare costruttivamente questo paese. Ma anche in piccolo con le proprie forze si potrebbero fare tante cose, e forse solo dal basso si riuscirà ad ottenere qualcosa di meglio. E non sempre e solo è una questione di soldi. La cultura in senso lato in un paese dove a detta di chi ci abita “ non c’è niente” è invece un importante motore, crea vita e soprattutto la rende più gradevole; non è detto che per coltivare i propri interessi, per fare attività interessanti, per vivere momenti piacevoli si debbano per forza fare chilometri, smettiamola di guardare l’erba del vicino e apriamo gli occhi sul nostro giardino che può essere altrettanto attraente. Alle realtà del territorio chiedo una collaborazione vera, insomma un po’ di orgoglio c’è?”

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