A Scorzè un impianto per ridurre le emissioni di Co2

impianto scorzè eonUn impianto di trigenerazione da 13,2 megawatt, che ha l’obiettivo di far calare le emissioni di anidride carbonica di 17.300 tonnellate annue. La San Benedetto di Scorzè, per i suoi 60 anni di vita, si è regalata un’area per tagliare anche i consumi e i costi energetici (15 per cento annui). Realizzato da E.On, è situato dietro alla fabbrica di viale Kennedy, si sviluppa su un totale di 2700 metri quadrati disposti su tre piani: ha una potenza di 13,2 megawatt ed è il più grande in Italia. Per realizzarlo, ci hanno lavorato 600 persone, con punte anche di 86 in un turno al giorno. Si tratta del frutto del risultato della stretta collaborazione tra le due aziende, avviata nel 2014, che ha consentito a E.On di analizzare i consumi energetici dello stabilimento di Scorzé e quindi di progettare, realizzare e da oggi gestire l’impianto di trigenerazione.

La soluzione è stata studiata per rispondere alle esigenze di maggiore efficienza nella gestione energetica e riduzione dell’impatto ambientale di San Benedetto. L’intesa si è consolidata con un accordo di lungo termine, in base al quale il nuovo impianto fornirà ogni anno allo stabilimento 100 gigawattora di energia elettrica, circa 70 gigawattora di energia termica, insieme a vapore e acqua refrigerata. “I risultati concreti che abbiamo ottenuto nella salvaguardia ambientale e nel risparmio energetico fino ad oggi – spiega il presidente e amministratore delegato Enrico Zoppas – sono stati molto positivi e meritano di essere presi a modello, per fare ancora meglio nel prossimo futuro. Il nuovo impianto di trigenerazione ci permetterà di ridurre ulteriormente il costo dell’energia, di abbattere l’impatto ambientale e di conseguenza incrementare la nostra competitività. Grazie alla soluzione integrata di E.On, otterremo un notevole risparmio di tonnellate di anidride carbonica e questo rappresenta un altro passo per la sostenibilità ambientale”.

L’impianto conta su 2 chilometri e mezzo di tubi e 70 chilometri di cavi elettrici. Al piano terra si produce l’energia e l’acqua riscaldata servirà per gli uffici, i depositi e così via. In quello intermedio, troviamo i sistemi a pompa, compressori di gas, i fumi di gas di scarico collegati alle caldaie sovrastanti. Al secondo e ultimo, spazio agli accumuli d’acqua e ai collettori vapore.

Alessandro Ragazzo

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