Il mestiere del chirurgo

cardiochirurgiaArti mestieri e professioni, per il  titolo  ho scelto mestiere perché sul vocabolario è più connotato con la pratica, il tirocinio ed il quotidiano, e ho lasciato allo scritto del Prof. Pier Giuseppe Cevese  la definizione di chirurgo come artista (allegato 1) “ Il Decalogo del buon chirurgo – Padova 1981” .

Tra le specialità mediche la chirurgia  è connotata da un’attività che si svolge in un luogo ben specifico, la sala operatoria, luogo molto celebrato nell’immaginario collettivo, in realtà ad accesso  estremamente ristretto.  Le motivazioni clinico organizzative quindi confinano il personale che lavora in questo ambito, medici, infermieri ed operatori, in un ambiente specifico dall’atmosfera rarefatta, in cui tutti sono vestiti allo stesso modo ma il cui ruolo è scolpito a caratteri di pietra nella mente di ognuno. Ordine e disciplina, gerarchia della funzioni, non sono e non possono essere mai oggetto di discussione, non si fa politica al blocco operatorio,  si lavora ognuno nel suo ruolo.

La crescita professionale  è strettamente  correlata al concetto di “affidabilità” intesa come summa di  cultura specifica, capacità direzionale, resistenza fisica e psichica agli imprevisti, esatta percezione della proprie capacità e dei propri limiti e, su tutto, onestà intellettuale e responsabilità professionale nei confronti del paziente. Non si diventa chirurghi, anestesisti, o strumentisti di sala operatoria per caso, tutti sono volontari, come nei reparti speciali delle forze armate, tutti passano al vaglio di chi ha superato le stesse prove prima dei nuovi arrivati, e cerca nei giovani medici ed infermieri le stesse innate qualità. Le motivazioni individuali vengono vagliate e messe alla prova fin dall’inizio, chi resiste va avanti,  non c’è spazio per qualcosa che esuli dalla profonda dedizione alla propria disciplina.

“Ci sono tanti lavori da fare nella vita, vuoi proprio fare questo?“ è la frase che ricorre detta dall’ “anziano” al più giovane, in particolare all’inizio. Una specialità medica che condiziona pesantemente la vita di che la sceglie anche nel tempo libero, contrassegnata dall’istituto del contratto di lavoro che prevede dei turni di  reperibilità. Finito il lavoro, perché è residuale stante gli organici che il  reperibile non abbia già lavorato in quella giornata per almeno 6 ore, pomeriggi, domeniche e festività, giorno e notte , sono caratterizzati dal controllo costante di uno o più telefoni, fisso di casa, cellulare personale, cellulare aziendale, per non perdere una chiamata da cui deriva un accesso nel più breve tempo possibile al Pronto Soccorso o direttamente alla Sala Operatoria,  senza se e senza ma.

Perché uno sceglie questa vita?  Ancora non lo so, mi rendo conto del tempo che è passato quando mi trovo in sala con uno specializzando, così giovane ed entusiasta, così preparato, e spero tanto che riesca a coronare il suo sogno alla fine di un lunghissimo percorso professionale che comunque non gli dà la certezza di un adeguato posto di lavoro. E così  tutti vestiti di azzurro, o di verde, o rosso scuro a seconda della scelta di qualche responsabile del magazzino dei vari ospedali, uniti da affinità elettive, oggi mattina ed a volte anche di notte ci riuniamo in ogni équipe per essere parte di  un sistema  collaudato e ben “oliato”, in cui raramente serve il gesto eroico, ma dove la norma deve essere ordine e puntualità. Per questo l’articolo del licenziamento di un collega chirurgo all’Ospedale dell ‘Angelo mi ha ferito profondamente, la sola possibilità che al cittadino comune ci sia un percepito di inadeguatezza al ruolo all’interno della nostra  categoria mi dà un dolore quasi fisico. Conosco i colleghi di quel reparto e li rispetto, nel 2014 si sono fatti 570 urgenze in 365 giorni e hanno anche una importante parte di lavoro programmato in elezione. La spettacolarizzazione della notizia,  su questo specifico tema (Ritarda e litiga in sala operatoria – medico licenziato – Corriere del Veneto del 23/10/2016 e La Nuova di Venezia e Mestre allegati alla pagina seguente) lede l’immagine di un assetto professionale ed una tradizione di comportamento di una categoria di medici e anche di infermieri strumentisti  che quotidianamente hanno deciso di dare qualcosa più di altri.

Ci saranno i relativi pronunciamenti di legge e nel tempo emergeranno le varie responsabilità. Non si sentano offesi i colleghi che non vanno in sala, ma vorrei sottolineare che questa categoria di professionisti si distingue quotidianamente per una superiore disponibilità  alla continuazione del servizio attivo, all’imprevisto, all’urgenza, visto che a lavoro finito per tutti, solo per alcuni  può ricominciare  in ogni momento. E non dimentico, gli altri interventisti come i cardiologi, i gastroenterologi e i neuroradiologi, il pronto soccorso ed urgentisti a vario titolo, insomma tutti “quelli della notte”.

Questa disponibilità, spontaneamente residente  nel più profondo dell’animo, è misurabile in ore di straordinario notturno e festivo quasi mai recuperato, e coinvolge, statistiche alla mano, in  primis  i chirurghi generali, proprio come quelli del reparto coinvolto, i medici delle appendiciti e delle perforazioni, delle milze rotte da incidente stradale e delle occlusioni intestinali,  un lavoro  straordinario che è diventato orario ordinario, richiesto dall’ emergenza urgenza  del giorno. Per questo mi sento in dovere di ringraziare i miei colleghi reperibili, ed in particolare visto il caso, quelli della Chirurgia di Mestre, a nome e per conto di tutti coloro che, medici, infermieri, o comuni cittadini, di notte sono abituati, e giustamente,  a dormire.

 

Dott. Giovanni Leoni, Presidente OMCeO Provincia di Venezia

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