Terza età: dalla Regione l’impegno per l’invecchiamento attivo

 

mira badante anzianoPensare agli anziani come risorsa per la comunità e valorizzarne l’aspetto sociale è l’obiettivo del progetto di legge promosso dalla giunta regionale in questi giorni. Un progetto che punta sull’invecchiamento attivo, anche in risposta all’aumento dell’aspettativa di vita, che sfiora ormai in media i 90 anni in Veneto.

“Promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo” è lo slogan dell’iniziativa proposta dell’assessore al sociale Manuela Lanzarin, che vorrebbe promuovere una “nuova cultura dell’anziano” per darle una prospettina diversa, che non comprenda solo una condizione di fragilità e di non autosufficienza, ma più che altro una condizione di “tempo liberato” che possa offrire professionalità, competenze e opportunità di crescita nella dimensione sociale.

La legge sull’invecchiamento attivo – in cui sono state coinvolte 46 realtà organizzative e 59 esperti del mondo sociale –  si propone di superare l’esperienza del servizio civile per anziani e di promuovere un programma articolato di progetti e iniziative, di durata triennale, costruito coinvolgendo associazioni, Ulss, comuni, cooperative sociali, centri servizi del volontariato, organizzazioni sindacali e del terzo settore, scuole e università, e sostenuto da contributi regionali. Per il primo anno di applicazione della legge la Regione conta di stanziare 700 mila euro, che andranno a finanziare occasioni formative, progetti di comunità e rimborsi spese agli anziani che si impegneranno in attività di utilità sociale: nonni vigile, vigilantes nei musei e nelle biblioteche, orti sociali, guide ambientali e culturali, accompagnatori di disabili o persone in difficoltà, animatori di reti di ‘buon vicinato’ ed esperienze di turismo sociale.  L’impegno sociale e comunitario potrà diventare, quindi, anche una forma di integrazione al reddito, oltre che un’occasione di apprendimento permanente e di stimolo culturale.

“Il Veneto ha bisogno di investire nella solidarietà tra generazioni, nell’educazione ad una vecchiaia attiva e responsabile, nonché nella salute e nel benessere degli ‘anni d’argento’– conclude l’assessore –  Andare in pensione non significa diventare inattivi, invecchiare bene si può e si deve:  non possiamo permetterci di rinunciare al contributo di partecipazione, esperienze, vitalità e competenze di un milione di veneti che hanno superato la soglia dei sessant’anni”.

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