Home Diritti Adico promuove dieci cause contro Veneto Banca e Popolare di Vicenza

Adico promuove dieci cause contro Veneto Banca e Popolare di Vicenza

BANCHEPuntare su investimento all’apparenza sicuro e ritrovarsi da un giorno all’altro con un pugno di mosche in mano. Sono tantissimi i risparmiatori veneti costretti a leccarsi le ferite dopo aver visto crollare del 90% il valore delle azioni di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza. Adico – che sta seguendo un centinaio di soci messi in ginocchio da questi due istituti di credito – ha promosso dieci cause che proprio in questi giorni iniziano il proprio iter in tribunale.
Per il prossimo anno sono in programma decine di altre azioni legali analoghe, nell’ambito di una battaglia che vede la nostra associazione in prima fila per tutelare gli interessi e i diritti dei cittadini messi in ginocchio da un investimento presentato come “sicuro” dalle banche stesse e rivelatosi invece ad alto rischio.

“Da questo mese – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – sono iniziate le udienze per quei soci che hanno deciso di fare causa. Siamo molto fiduciosi sull’esito delle azioni e, visto che stiamo parlando di situazioni disperate, ci auguriamo che la giustizia riconosca le ragioni dei risparmiatori e lo faccia in tempi brevi”.

In generale, delle circa 100 persone seguite dall’Adico per recuperare i soldi investiti, metà sono pensionati. Il 70% di questi ha problemi con Veneto banca il restante 30% con la Popolare di Vicenza. Gli investimenti variano da un minimo di 10 mila a un massimo di 450 mila euro. Per quanto riguarda le cause già avviate il valore delle azioni in possesso dei soci oscilla fra i 74mila e, appunto, i 450 mila euro. “I racconti delle persone che si sono rivolte a noi e che hanno perso i risparmi di una vita sono incredibili – continua Garofolini -. Ci sono cittadini che hanno sottoscritto azioni di una delle due banche con la promessa di avere un mutuo a tasso più agevolato, altre che hanno sottoscritto un finanziamento e, senza saperlo, si sono ritrovate con una parte di prestito in azioni. In generale nessuno è stato messo al corrente dei rischi legati a tale investimento, anzi, per lo più i clienti dei due istituti hanno ricevuto rassicurazioni sulla bontà dell’operazione. Le banche, soprattutto quelle del territorio, dovrebbero essere vicine al risparmiatore. In questo caso, invece, si sono comportate in modo molto scorretto”.