Bottrighe, sempre vivo il ricordo di Silvano Bolzoni

bottrigheNel corso delle celebrazioni dell’Unità nazionale e delle forze armate, organizzate dalla locale sezione Ancr presieduta da Renato Fincato, dal Comune e degli Autieri, Bottrighe ha ricordato la tragedia della Meloria nel 45° anniversario, in cui persero la vita 46 paracadutisti il 9 novembre 1971. Tra questi il concittadino caporale Silvano Bolzoni, che perse la vita nel corso di un’esercitazione congiunta tra la brigata “Folgore” e l’Aeronautica Militare Britannica che prevedeva l’impiego di dieci velivoli, nove Hercules C.130 e un Andover da utilizzare per un aviolancio di 406 paracadutisti in Sardegna. Bolzoni, con altri 45 parà era a bordo dell’Hercules C.130 “Gesso 4”, potente apparecchio che dopo pochi minuti di volo venne inghiottito dalle acque della Meloria. Il ritrovamento del relitto avvenne tra il 15 e 16 novembre. Il difficile recupero delle salme durò oltre due mesi e costò alla brigata un altro lutto, il sub sergente maggiore Giannino Caria deceduto nelle fasi di recupero dei corpi. Alla fine mancarono all’appello finale undici paracadutisti. Miseri resti, rinvenuti durante le ricerche, vennero tumulati all’interno del monumento alla memoria nel cimitero della Cigna a Livorno. Bolzoni venne recuperato il 26 novembre e due giorni dopo si svolsero i funerali di Stato. La salma giunse a Bottrighe il 30 novembre. Durante la messa, il parroco don Antonio Cappato ha ricordato la sua figura e quanti si sono sacrificati per la Patria. Poi la deposizione della corona d’alloro al monumento dei caduti, fiori alle lapidi, l’alza bandiera e la benedizione. Presenti le rappresentanze militari, combattentistiche, gli autieri della sezione “Eroi di Nassirya” presieduta da Giuseppe Maccario e il maresciallo Lucio Moretti della polizia locale. Sono intervenuti l’assessore Giorgia Furlanetto, il presidente del consiglio comunale di Rovigo Paolo Avezzù, il senatore Bartolomeo Amidei e Angela Qualgliato, novantaduenne madre di Bolzoni, nel commovente ricordo del figlio.

Di Roberto Marangoni

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