Cavarzere, ufficio del giudice di pace: il futuro è incerto

cavarzereFuturo incerto per l’ufficio del Giudice di Pace di Chioggia. Dopo la chiusura della sezione staccata del Tribunale di Venezia, avvenuta nel 2013, adesso è a rischio il mantenimento del presidio giudiziario.
Il sindaco Alessandro Ferro chiede aiuto ai comuni di Cavarzere e Cona, nonché agli avvocati, per mantenere in piedi il Giudice di Pace. La situazione attuale, come spiega una nota del Comune di Chioggia, è figlia delle scelte dello Stato quando, nel 2011, venne deciso di riorganizzare la distribuzione sul territorio nazionale degli uffici giudiziari. Il Ministero della Giustizia aveva disposto che gli enti locali interessati al mantenimento degli uffici del Giudice di Pace dovevano farsi integralmente carico di tutte le spese di funzionamento e di erogazione del servizio. Chioggia approvò, quindi, il mantenimento dell’ufficio, approvando all’uopo una convenzione con il Comune di Cona.
“Con i Decreti del Ministro della Giustizia del 7 marzo 2014 e del 10 novembre 2014 — spiega la nota del Comune — veniva disposto il mantenimento dell’ufficio del Giudice di Pace di Chioggia, stabilendone la competenza anche per i territori dei Comuni di Cona e Cavarzere. Il Comune di Cavarzere, però, non ha mai provveduto a sottoscrivere la convenzione con il Comune di Chioggia”.

“Per tale motivo — spiega ancora il Comune — è stata inviata una lettera ai Comuni di Cona e di Cavarzere per la ripartizione delle spese di gestione che ammontano a circa 232 mila .

“Nel caso in cui anche i Comuni di Cona e Cavarzere non si facciano carico delle spese sostenute per il mantenimento del Giudice di Pace o se gli Avvocati non dovessero decidere di farsi carico in parte dei costi di gestione, non ci resta che chiudere l’Ufficio — ha sentenziato il sindaco Alessandro Ferro”.

Sulla questione è intervenuto anche l’ex sindaco, Giuseppe Casson, che ha condiviso le preoccupazioni degli avvocati. “Sottrarre a Chioggia, Cavarzere e Cona — ha dichiarato — l’unico presidio di giustizia rimasto rappresenta l’imperdonabile rinuncia ad un punto di riferimento immancabile per l’economia dei nostri territori e per la popolazione tutta. Una scelta siffatta condizionerebbe in negativo il presente ed il futuro di cittadini ed aziende, per i quali il mantenimento dell’ufficio del giudice di pace rappresenta motivo di investimento per sè e le future generazioni. Sono stati questi i motivi che mi hanno condotto, nel corso del mio mandato, a sostenere con forza le ragioni del no alla soppressione del tribunale”.
Di Andrea Varagnolo

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