Chiusura Centro donna a Venezia, allarme rientrato

centro-donnaA ridosso della Giornata Nazionale Contro la Violenza sulle Donne, una notizia ha fatto letteralmente tremare il mondo del sociale in tutta l’area metropolitana veneziana. Si è diffusa la voce che il Comune di Venezia avrebbe disposto la chiusura del Centro Donna, una realtà che offre servizi di assistenza alle famiglie e alle donne in difficoltà da circa un trentennio.
Il documento incriminato sarebbe la delibera di giunta n° 276 del 27 settembre 2016, dove sembra che in effetti il Centro Donna subirebbe un ridimensionamento: la biblioteca di genere passerebbe al sistema bibliotecario comunale, mentre il Centro Antiviolenza sarebbe conglobato nel Referato alle Politiche Sociali. In effetti, non si parla di chiusura tout court, ma, considerata la forza e la valenza del settore del sociale sul territorio, tanto è bastato per far scattare un campanello d’allarme.
In una lettera firmata da sindache, senatrici, assessore, consigliere comunali e regionali e democratiche venete si denuncia aspramente il sindaco, Luigi Brugnaro, che avrebbe smembrato il centro “affidandone le parti a settori diversi che niente hanno a che vedere con gli obiettivi e le finalità finora perseguiti dal Centro Donna e che può e deve avere una valenza metropolitana”, in questo modo condannando l’azione del sindaco “come un ennesimo atto di violenza al mondo femminile”.
Immediata la risposta del Comune, che con un comunicato stampa ha smentito tutte le notizie fino a quel momento circolate, assicurando che la chiusura del Centro Donna non era un’ipotesi contemplata. “Si è parlato di chiusura del Centro, di assenza di operatrici e di tagli di finanziamenti ma nulla di tutto ciò risponde al vero – ha dichiarato anche il vicesindaco Luciana Colle – Si desidera rassicurare la cittadinanza che il Centro Antiviolenza del Comune di Venezia è aperto e non ha mai chiuso”.
Sulla questione si è espressa con toni più ottimistici anche Silvia Vianello, ex assessore alle pari opportunità a Chioggia, impegnata da anni nella tutela delle donne contro la violenza.
“Voglio sperare che l’idea di Brugnaro sia quella di continuare questo servizio in un’ottica di ottimizzazione e non di interruzione dei servizi – ha commentato -. Che voglia chiuderlo definitivamente è impensabile, perché il Centro offre una serie di servizi irrinunciabili, che vanno dal legale al supporto psicologico, all’aiuto alle donne nei primi giorni di accoglienza. In questo modo, dovrebbe chiudere una serie di attività e di servizi correlati che funzionano non solo in aiuto alle donne ma anche alle famiglie e ai minori. La rete è così importante per la città e per il territorio – ha proseguito – che sono convinta che Brugnaro non abbia nessuna intenzione di interromperla; bisogna capire quale sia l’idea di ridimensionamento alla base, considerati anche i problemi economici che i comuni devono affrontare”.
Il Patto per Venezia firmato con il presidente del Consiglio Matteo Renzi dovrebbe in ogni caso garantire a Venezia un gettito fiscale generoso, che quindi dovrebbe escludere totalmente l’ipotesi di chiusura dal tavolo delle decisioni. “Spero che di questo ne terrà conto – ha proseguito Silvia Vianello – la civiltà di un Paese si vede nella qualità dei servizi che vengono offerti sul sociale. Venezia è una città a vocazione turistica e sicuramente questo sarà il primo dei problemi da risolvere, però è anche vero che ha una tradizione molto importante sul fronte dell’impegno sociale. Se Brugnaro vorrà parlare dell’argomento – ha concluso -, noi saremo volentieri a disposizione per collaborare in modo costruttivo”.

Di Marta Tudisco

Lascia un commento