Mira, “Perse le ceneri della mamma, ora giustizia”

ceneri“Volevamo seppellire nostra mamma con nostro papà e ce la perdono”. È questo l’amaro sfogo di Annalisa e Renata Cagnin di Mira protagoniste di una “storia surreale”. La storia è quella delle ceneri smarrite nel cimitero di Gambarare di Mira: della signora Livia Bottacin, scomparsa nel 2011, madre delle due sorelle. Il calvario è cominciato nel dicembre dello scorso anno.

“Abbiamo ricevuto – spiega la signora Renata una lettera da parte del Comune di Mira che ci comunicava che ci sarebbe stata l’esumazione dei resti di mio papà Gino deceduto nel 1991. Nella tomba c’era anche l’urna con le ceneri di mia mamma, e quindi siamo andati in Comune a Mira per ricordarglielo e per avvisarli che stessero attenti. Il giorno fissato per l’esumazione siamo andati in cimitero”.

“Gli addetti dell’impresa avevano già ultimato l’esumazione, hanno tirato su i resti di mio padre, ma non ci hanno consegnato l’urna – ha raccontato Annalisa Cagnin. Ho fatto presente che l’urna mancava, ho mostrato la lettera che dichiarava che le ceneri dovevano essere lì, ma niente: sparite. Ho provato tanta rabbia, e mi è venuto subito il dubbio che avessero rotto l’urna e disperso e fatto sparire le ceneri, anche se l’hanno negato”. A quel punto le signore vanno in Comune a chiedere spiegazioni.

“Ci hanno detto che la ditta aveva riferito loro del fatto – continua Renata Cagnin -, ma che non sapevano cosa fare, aggiungendo anche che sembrava loro impossibile che lì sotto ci fossero le ceneri di mia madre. Ma come? Eravamo in sette persone quando le hanno sistemate lì, siamo sicuri al mille per cento che ci fossero, anche se la ditta continua ad asserire di non averle mai viste”.

Ora sono guai per il Comune e la ditta incaricata.

“Sarà inevitabile – spiega l’avvocato Pisana Riccò di Studio 3 A a cui le donne si sono rivolte – procedere con una causa e siamo anche certi che alla fine i nostri assistiti saranno equamente risarciti, perché hanno subito un profondo danno morale. Troviamo vergognoso che delle persone che non hanno più una tomba su cui piangere il proprio caro, siano costrette ad adire le vie legali per ottenere giustizia”.

 

Di Alessandro Abbadir

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