Spinea: gruppi di vicinato, 500 iscritti

gruppi-di-vicinato-spineaA Spinea, il Cdv (controllo del vicinato) è attivo da più di un anno. I gruppi attivi sono 8 per circa 500 iscritti che hanno aderito al programma e si sono organizzati per prestare uno sguardo più attento nell’area intorno alla loro abitazione.
Le aree dove è attivo questo controllo sono segnalate con dei cartelli. In Italia, questa associazione sta prendendo sempre più piede e i comuni con cittadini che aderiscono al progetto sono in aumento esponenziale. Mauro Armelao vicesegretario nazionale Ugl Polizia di Stato sostiene l’associazione ma ribadisce che non può sostituire le forze dell’ordine.

“Le associazioni controllo di vicinato stanno nascendo come funghi – dice Mauro Armelao – spesso sono composte di persone qualificate e anche appartenenti alle forze dell’ordine. È da apprezzare il notevole sforzo di questi cittadini. Non si deve comunque dimenticare, vista anche la recente visita di una delegazione presso il Ministero dell’Interno, che in Italia il controllo di vicinato non è la soluzione a tutti i problemi della sicurezza, e per questo il ministro Alfano dovrebbe ben sapere che per garantire la vera sicurezza dei cittadini ci vuole in primis la certezza della pena, che adesso manca. Devono anche essere incrementate le risorse in termini di uomini e mezzi per le forze di polizia”.

Armelao attacca la politica, dicendo che punta a garantire la sicurezza anche attraverso il volontariato e ribadisce che in Italia c’è bisogno di ben altro.

“È inutile che le forze dell’ordine chiamate dai cittadini – continua Armelao – anche magari cittadini del controllo di vicinato, arrestino una persona trovata a rubare in una casa e la sera stessa sia liberata. Questo sistema vanifica il lavoro svolto dalle forze di polizia e vanifica anche il lavoro di segnalazione dei cittadini attenti. Pensateci bene, i delinquenti si fanno problemi a rapinare banche con delle guardie giurate armate presenti, o a entrare nelle abitazioni mentre la gente sta cenando? Purtroppo la risposta è no! È un bene coinvolgere la cittadinanza, ma per questi delinquenti, ci vuole certezza della pena”.

Insomma la buona volontà dei cittadini non può essere una scusa per lo Stato, per non intervenire.

 

Di Roberta Pasqualetto

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