Spinea, “Un reddito di partecipazione per i giovani in politica e nel volontariato”

spinea-giovani-politicaGiovani e politica, binomio sempre più difficile. Studio e lavoro (spesso precario) limitano l’impegno e così da Spinea parte la proposta: un incentivo economico per sostenere la buona volontà dei giovani che vogliono spendersi per la cosa pubblica. A farsene portavoce è il sindaco Silvano Checchin, che sui giovani ha puntato molto nel suo secondo mandato, riuscendo a far eleggere nella sua maggioranza molti baby consiglieri. E replicando la formula anche in giunta.
La chiamata di Anna Zampieri, giovane neoassessore trentenne al Sociale, è solo l’ultimo tentativo di rilanciare quel ricambio generazionale che però, per stessa ammissione del sindaco: “È necessario, ma anche molto impegnativo”.
Proprio il consiglio comunale di Spinea, eletto due anni e mezzo fa, si era contraddistinto per la presenza massiccia di giovani, e l’età media piuttosto bassa: sette eletti su dieci erano under 35, cinque avevano addirittura meno di 24 anni. A metà mandato quel parlamentino dei giovani porta ancora l’entusiasmo, ma anche tutte le fatiche di esserci e rimanere.
Manuela Margiotta, una delle babyconsigliere ha dovuto dimettersi, Marzia Marastoni c’è ancora, ma ha lasciato il ruolo di capogruppo della sua lista. Lo stesso Checchin ha ammesso di aver accettato la candidatura per un secondo mandato, anche per la difficoltà di trovare un giovane che avesse tempo di fare il sindaco. Avrebbe preferito godersi la pensione.
I giovani cresciuti nella prima legislatura, da Emanuele Ditadi e Luca D’Atri, non se la sono sentita, anche se restano come assessore e presidente del Consiglio. L’entusiasmo insomma non manca.

“Ma oggi – spiega Checchin – l’impegno in politica è condizionato da problemi di studio e lavoro sempre più pressanti. Ai miei tempi, con i grandi partiti di massa, ci si poteva giocare permessi retribuiti, oggi a farla da padrona è il precariato diffuso e non è sempre facile ritagliarsi del tempo per fare politica. Lo è sempre meno, in generale, nel fare volontariato. Ai nostri giovani mancano garanzie, ed è un vero peccato perché ci stiamo giocando le forze per il futuro. Più che un reddito di cittadinanza oggi servirebbe un reddito di partecipazione, per incentivare i giovani a crescere, spendendosi per la comunità di appartenenza, dando comunque loro la possibilità di vivere e mantenersi”.

 

Di Filippo De Gaspari

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