Dopo il tirocinio, la firma di un contratto di lavoro in due casi su tre

giovani_al_lavoroIn due casi su tre il tirocinio non rappresenta un’isolata esperienza di lavoro ma uno strumento per un inserimento stabile nel mercato del lavoro. I tirocini avviati e conclusi in Veneto tra il 2013 e il 2015 sono circa 70 mila e al 69% di essi ha fatto seguito un rapporto di lavoro più stabile o un altro tirocinio, spesso presso la stessa azienda in cui si è svolto lo stage. Poco meno di 22 mila, invece, i lavoratori per i quali il tirocinio ha rappresentato l’ultima o l’unica opportunità di impiego.
Lo rileva l’Osservatorio & Ricerca di Veneto Lavoro, che ha pubblicato la seconda parte di un report di approfondimento dedicato a quella che negli ultimi anni si è rivelata una misura di politica attiva sempre più diffusa per l’inserimento lavorativo di soggetti disoccupati e inoccupati e per far entrare in contatto con il mondo del lavoro studenti e giovani in uscita dai percorsi di istruzione e formazione. Complessivamente i tirocini attivati in regione a partire da inizio 2013 sono oltre 90 mila: prevalgono quelli di inserimento o reinserimento lavorativo rivolti a persone in cerca di lavoro (66%), seguiti dai tirocini formativi e di orientamento (14%) e dai tirocini estivi per studenti (8%). Sempre di più i tirocini strettamente connessi a specifiche misure di politica per il lavoro messe in campo dalla Regione del Veneto: oltre 7.000 nel solo 2015, di cui il 90% attivati nell’ambito di Garanzia Giovani Veneto.
I tirocinanti, complessivamente più di 80 mila nell’arco dei tre anni, sono prevalentemente giovani italiani under 25 diplomati o laureati e nella metà dei casi si tratta di persone disoccupate o alla ricerca del primo impiego.

“Il tirocinio – commenta l’assessore regionale al lavoro Elena Donazzan – si rivela sempre più strumento importante per l’inserimento nel mondo del lavoro veneto, non solo per i giovani alla ricerca del primo impiego, e il fatto di averli inseriti tra le misure di Garanzia Giovani lo dimostra, ma anche per quella platea di disoccupati over 30 cui bisognerà porre sempre maggior attenzione e sui quali la Regione è intervenuta e sta intervenendo con specifiche misure di politica attiva. Il crescente ricorso da parte delle aziende, anche di grandi dimensioni, a questo strumento ci conforta – osserva Donazzan – a patto che si riveli altresì il mezzo per un inserimento stabile nel mercato del lavoro e non solo una isolata, per quanto utile, esperienza lavorativa”.

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