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Ponte San Nicolò, redditizia e versatile: la canapa si fa strada nelle campagne padovane

campagne-padovaneEbbene sì. Questa piantina verde, conosciuta più che altro per i suoi effetti psicoattivi e per il suo utilizzo come stupefacente, è in realtà l’equivalente vegetale del maiale: non si butta via niente. Da essa, infatti, si possono ricavare tessuti, materiali chimici, vernici, semi alimentari, olio, combustibili e persino materiali isolanti per la bioedilizia o strumenti per il filtraggio e la potabilizzazione di acqua sporca (i cosiddetti carboni attivi).
In più, la canapa ha il potere di disintossicare i terreni, produce molto ossigeno e non ha bisogno di diserbanti. Nel 2016, a partire dall’intuizione di Fabrizio Toson, di Roncaglia, cinque imprenditori del Padovano hanno iniziato nel nostro territorio una sperimentazione quinquennale per la coltivazione della canapa: prima con pochi ettari, ma già dal 2017 occupando sempre più territorio.

“In Italia già alcuni stanno tentando di comprendere come coltivare la canapa a questa latitudine – spiega Vittorino Lazzaro di Campodarsego, uno dei cinque imprenditori coinvolti – sappiamo di un’associazione nel Torinese e di alcune esperienze in Toscana. Il tentativo è dettato dal basso prezzo del granoturco e del frumento, e così si tenta di inserire coltivazioni più redditizie dentro le nostre rotazioni. La sfida più grande, però, per noi del Veneto, è quella della meccanizzazione”.

Troppo costosa la manodopera che cura queste piantine in alcune zone del sud del mondo, troppo sparsi e stretti gli appezzamenti di terreno rispetto alla competizione del NordAmerica per utilizzare gli stessi macchinari e le stesse procedure: “In Canada si parte da terreni da cinquanta ettari. Da noi è già tanto averne due o tre con la stessa coltivazione”.

“Da tanti anni seguo il mondo della canapa – continua Fabrizio Toson, la mente del progetto – e finalmente sono riuscito a trovare persone a cui aggregarmi”.

Tra le prime sfide dietro la coltivazione della canapa, specie nel nostro paese, c’è il grande equivoco di fondo: “Purtroppo c’è sempre il “furbo” che prende un po’ di queste piantine pensando siano degli stupefacenti. Ma la varietà di canapa che coltiviamo noi è assolutamente priva di THC, il principio attivo della marijuana”. Insomma, il ragazzino che se la volesse assumere si ritroverebbe in bocca innocuo fumo di paglia. Per il 2016 sono stati coltivati otto ettari di canapa tra Albignasego, Legnaro e Polverara. E nel 2017 da otto si passerà a 150: “Vogliamo verificare la fattibilità di raccogliere sia il seme che la canna – annuncia Vittorino Lazzaro – sperimentando le lavorazioni successive del seme, dall’essicazione alla frantumazione per l’olio e le farine, e quelle della canna, con l’estrazione del canupolo e della fibra. Ci interessa, insomma, progettare un’intera filiera”. Accanto al team di imprenditori il supporto dell’Università di Rovigo, che ha permesso – via Canada – l’acquisto dei brevetti per il seme.

 

Andrea Canton

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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