Este – Due mesi di viaggio in Europa tra ospitalità e ricerca di sé

sara-bernardelliLa giovane Sara Bernardelli di Este racconta la sua avventura e gli incontri fatti grazie alla piattaforma couch surfing: “Una esperienza preziosa”.

“Venivo da un anno pesante. Ero scarica e avevo bisogno di liberare la testa dai pensieri. Di riscoprire l’entusiasmo e ottenere risposte”.

Un viaggio per tirare le somme di una fase della propria vita e, se possibile, ritrovare se stessa.  quello compiuto da Sara Berardelli, atestina di 22 anni, che per quasi due mesi, dal 23 settembre al 19 novembre scorso, ha girato l’Europa in solitaria attraverso il couch surfing  (letteralmente “saltare da un divano all’altro”): chiedendo cioè ospitalità a persone che in tutto il mondo, tramite l’omonima piattaforma web, offrono alloggio gratis.

“Ho scelto questa modalità perché è economica e mi incuriosiva vivere una simile esperienza. Certo, entrare nelle case di perfetti sconosciuti non è stato facile. Non sapevo cosa aspettarmi, ma la prima accoglienza è stata buona e da lì mi sono tranquillizzata”.

In otto settimane Sara ha dormito ovunque, dai pavimenti ai materassini gonfiabili.

“Se viaggi così ti devi adattare. Non hai un tuo spazio, ma impari comunque a prendertelo”. Anche la prudenza è importante.

Il sito couchsurfing.org permette un’accurata selezione degli host, i soggetti ospitanti, mediante le references (recensioni) lasciate dai vari utenti.

“Sono stata attenta, ho scelto solo persone che avevano ricevuto tanti giudizi positivi”.

La giovane atestina, partendo da Venezia, è volata in aereo a Parigi, dove è rimasta per dieci notti. Poi in treno ha raggiunto la Bretagna e ha lavorato cinque giorni in una fattoria.

“Ero nel bel mezzo del nulla, la prima fermata dell’autobus distava quasi due ore di cammino.  stata dura”.

Così il ritorno a Parigi per un’altra decina di giorni e il trasferimento al di là della Manica con tappa a Edimburgo, Glasgow, Manchester, Cambridge, Londra. Infine di nuovo sul continente: Bruxelles, Gent e Amsterdam, prima del rientro in Italia. Un percorso interiore, prima che fisico.

“Ora mi sento più forte. Ho imparato a preoccuparmi di meno, a rapportarmi agli altri in modo diverso, ad accettare la solitudine ma anche a sfuggirla. E ho capito che non sei un peso, se chiedi aiuto”.

Sara proverà a raccontare il suo viaggio in un libro. “Ho raccolto riflessioni e sensazioni in un diario e mi piacerebbe condividerle. In due mesi non ho trovato tutte le risposte che cercavo, ma ho ricevuto tanti stimoli e nuove idee. Se ripeterò l’esperienza in futuro? Non vedo l’ora. Starò via un po’ di meno, ma di sicuro la rifarò”.

Davide Permunian

 

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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