Ambiente e rifiuti, sale la tensione

rifiuti-padovaSale la tensione sociale nella bassa padovana. A infiammare il clima è la conferma della dolosità dell’incendio alla Nek a scopo di vendetta. Un epilogo che fa suonare un assordante campanello d’allarme. Un segnale che la politica, a questo punto, non potrà più ignorare. La Nek, ditta di Monselice che si occupa di gestione e trattamento rifiuti plastici, nei mesi scorsi ha subito un incendio devastante che ha procurato 3 milioni di euro di danni. I sospetti erano ricaduti dapprima sulle ecomafie. Ma dopo le prime indagini dei carabinieri della Compagnia di Abano sono cresciuti i sospetti nei confronti di due ex dipendenti. L’operazione delle forze dell’ordine, denominata “fuoco incrociato”, ha portato all’arresto dei due marocchini, smontando la pista della criminalità organizzata.

Si tratta quindi di vendetta dettata anche dall’innalzamento repentino della tensione nel comparto rifiuti. Una situazione quella della Nek che si affianca al clima tesissimo relativo alle recenti indagini su Padova Tre. L’azienda, che gestisce i rifiuti in 50 Comuni della bassa, è finita in concordato a causa di un buco da 30 milioni di euro. Un dissesto “pagato” anche dai dipendenti che hanno perso il posto in 40. Per non parlare dei fornitori che probabilmente non si vedranno mai saldate le vecchie pendenze. Per capire la gravità del problema basta fare un giro veloce su Facebook: sono centinaia gli utenti che minacciano azioni fisiche e, più in generale, di non pagare le bollette. Una conseguenza quasi ovvia, figlia dello stallo gestionale che perdura ormai da troppi mesi e dalla mancanza di polso della politica ormai incapace di prendere decisioni che tutelino gli interessi di tutta la comunità e non dei soliti noti.

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