Tunisia a braccia aperte

tunisiaLa Tunisia vuole risvegliarsi in fretta dall’incubo, tornare a sognare e a far sognare. Lo sanno tutti: dopo gli attentati del Bardo e di Sousse del 2015 le presenze turistiche nel paese nordafricano hanno subito un tracollo, provocando una grave crisi con effetti evidenti sull’economia nazionale.

“Il paese oggi è più sicuro” ha detto poche settimane fa la bella ministra del Turismo Selma Elloumi all’apertura Festival dei popoli del Sahara di Tozeur, informando che dopo gli attentati dell’Isis di due anni fa il governo di Tunisi ha messo in atto un piano senza precedenti per garantire più sicurezza e invogliare i turisti a ritornare.
Un piano realizzato anche attraverso collaborazioni di alto profilo a livello internazionale.
Tra le misure più evidenti adottate figura la costruzione di un vallo blindato di oltre 200 chilometri, profondo 6 metri e largo 3, lungo il confine con la Libia.
Inoltre, tutti gli alberghi sono stati dotati di metal detector come quelli obbligatori negli aeroporti. Intensifi cati anche i controlli nelle moschee, per stroncare sul nascere deviazioni terroristiche.

La Tunisia, dunque, non si nasconde dietro a un dito: il governo moderato di Yussef al Shahed sa bene che per parlare di ripresa del turismo è necessario far sapere al mondo, specie a quello Occidentale, che il paese oggi è più al riparo da certi rischi di ordine pubblico. Gli sforzi per ottenere questo risultato sono tuttora in atto e timidi segnali di ripresa dell’attività turistica già si avvertono. I primi a ritornare nelle spiagge e nei siti archeologici della Tunisia sono stati i turisti del Nord Europa. Gli italiani, a dire il vero, fanno ancora un po’ fatica a vincere la paura.

Un viaggio in Tunisia oggi è un’esperienza forte, perché ovunque si respira questa atmosfera sospesa, un misto di ansia e di entusiasmo, di preoccupazione ma anche di fiducia. I controlli in effetti ci sono, ovunque. E sono attenti, discreti, onnipresenti. Tanto che ci si scrolla di dosso in fretta quel senso di inquietudine.
All’uscita dall’aeroporto di Tunisi filari di eleganti palme sembrano simbolicamente dare il benvenuto al visitatore, schiudergli le porte per cogliere le infinite bellezze del paese. Prima che l’incanto si interrompesse di brutto nelle sale del Museo del Bardo, erano oltre un centinaio di migliaia i turisti italiani che sceglievano ogni anno le spiagge bianche di Hammamet, Sousse o di Djerba.
Alcuni di loro hanno scelto di trasferirsi in Tunisia godendosi il privilegio di una pensione che arriva dall’Italia quasi esentasse. Anziani che sono rimasti anche dopo gli attentati del 2015 perché, a sentir loro, non è mai prevalsa la sensazione di sentirsi in pericolo.

Oggi a Tunisi, sia nella sua parte moderna e molto “occidentale” che nella tradizionale Medina, come pure nei raffinati caffè della bianca (e azzurra) Sidi Bou Said, come anche nelle ammalianti oasi nel deserto (Tozeur, Nefta, Tamerza e Douz), si respira un’aria di speranza. Come di attesa che qualcosa di positivo accada.
Che all’orizzonte del Canale di Sicilia ricompaiano, ad esempio, le navi da crociera della grandi compagnie italiane o che negli aeroporti si riveda l’invasione festosa del popolo delle spiagge. Il paese, va detto, ha molto da offrire. Sono quarantamila i siti turistici e i più belli sono i meno conosciuti. In Tunisia tutti i popoli dell’antichità hanno lasciato tracce evidenti: i fenici, i cartaginesi, i romani, gli arabi, i berberi, i nomadi arrivati dal deserto.
A El Jem c’è un anfiteatro romano che lascia a bocca aperta, il terzo più grande dopo il Colosseo e l’Arena di Pola. A Matmata ci sono ancora villaggi di case sotterranee scavate a cilindro. A Chenini e a Tataouine sono rimasti intatti altri villaggi di case sovrapposte, dall’architettura tradizionale, costruiti in pietra. A Kairouan si coglie ancora l’anima araba e religiosa di questo paese. Insomma, la Tunisia è un caleidoscopio di bellezze che per il momento è come nascosto dietro a un sipario.

Il momento della riapertura del palcoscenico turistico sembra però molto vicino. Se lo augurano i tanti amanti di questo paese, viaggiatori “fai da te” e turisti dell’ “all inclusive”, ma se lo augurano soprattutto i tunisini, popolo che, al di là dei facili e ingiustificati luoghi comuni di questi ultimi due anni, è estremamente aperto all’ospitalità e incline al sorriso. Perché ama la pace, da sempre. Perché il rapporto di amicizia con gli altri popoli al di qua del Mediterraneo è avvalorato da decenni di intensa collaborazione economica e di vivace interscambio culturale.
Che nessuna forma di violenza terroristica potrà mai mettere in discussione.

Renato Malaman

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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