Vescovo Pavanello: “Non rassegniamoci alla decadenza del territorio”

Un appello a polesine“recuperare il valore autentico e originario della politica” e a non rassegnarsi “a una decadenza sociale ed economica del nostro territorio e della comunità che vi abita”. Sono parole del vescovo Pierantonio Pavanello, pronunciate nel corso dell’assemblea annuale con gli amministratori locali di alcuni giorni fa.

Il numero uno della Diocesi guarda a un territorio fragile quale quello polesano e invita a reagire, a rispondere al suo grido d’aiuto. “Promuovere lo sviluppo di un territorio fragile (non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale come il nostro) può sembrare una “missione impossibile”: è in queste sfide però che si manifesta la stoffa delle persone e delle comunità”. E indica alcuni punti da cui partire: “Il primo motore dello sviluppo è di carattere culturale, ma più ancora morale e spirituale – evidenzia -, perché sono le persone con le loro decisioni e la loro volontà che possono creare le condizioni per un cambiamento della società”. Una seconda indicazione riguarda la politica, “intesa nel suo senso più alto, come l’arte di realizzare il bene della “polis”.

La politica è il luogo della sintesi ed è insostituibile: senza decisioni politiche lungimiranti e finalizzate al bene comune non vi è possibilità di progresso e di sviluppo. Quindi il vescovo ha sottolineato come “la dimensione economica non possa prescindere da altre dimensioni della vita sociale: l’importanza della cultura, ad esempio, che per una comunità è un capitale altrettanto importante del capitale finanziario. Aggiungo anche il capitale costituito dall’ambiente naturale, che va tutelato e promosso per non disperdere una ricchezza che ci è affidata perché la consegniamo alle prossime generazioni”. Un ultimo pensiero mons. Pavanello lo ha dedicato ai giovani, al loro futuro, al senso di abbandono che vivono e alla possibilità di trasformare “questo potenziale di protesta in proposta e collaborazione”.

Giorgia Gay

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