Il caso Dj Fabo fra suicidio assistito, eutanasia e dichiarazioni anticipate

eutanasiaE’ già in calendario la discussione in Parlamento sulla legge che riguarda le volontà anticipate sui trattamenti sanitari (DAT) e,come spesso accade nel nostro Paese, lo si farà sull’onda emotiva del caso di dj Fabo e sull’autodenuncia del radicale Marco Cappato, che  lo ha accompagnato nella clinica svizzera dove si pratica il suicidio assistito.
Che non sia un compito facile da parte dei nostri parlamentari quello di legiferare su un argomento che vede implicati aspetti di carattere morale, religioso,scientifico, deontologico,di sensibilità e di vissuto personali è del tutto evidente; farlo sotto la lente dell’emotività suscitata da fatti di cronaca non è certo il modo migliore per le possibili pressioni mediatiche di chi ha interesse a far prevalere la sua concezione sulla vita e sulla morte.
Mi limiterò quindi ad alcune considerazioni per esaminare l’argomento dal punto di vista della professione e della deontologia medica.Fino ad oggi gli accadimenti precedenti, vedi i casi Welby ed Englaro, sono stati oggetto di sentenze della magistratura, spesso di carattere diverso, se non opposto, nel loro giudizio.
Il che è del tutto logico se si pensa che comunque il magistrato deve dare risposta al cittadino che si rivolge al potere giudicante e, in carenza di una normativa legislativa, si comporta secondo la sua interpretazione, ovviamente da cultore del diritto, ma anche secondo la sua sensibilità ed il suo vissuto.
Va detto che i casi segnalati sono certamente dissimili, ma il fine ultimo è comunque identico, quello di porre fine a sofferenze che non vedono soluzione, per se stessi e per coloro che ne sono partecipi. E qui viene coinvolto il mondo scientifico e la deontologia del medico che sono chiamati a trovare le soluzioni appropriate senza però dover violentare la propria coscienza e preparazione culturale che sono quelle invece di curare e preservare la vita.

Le DAT riguardano dichiarazioni anticipate di volontà di accettazione o rifiuto di trattamenti sanitari in caso di una eventuale impossibilità di poter dare il proprio consenso nel momento in cui necessita.
Il consenso o il dissenso ai trattamenti sanitari è un diritto riconosciuto dalla nostra legge costituzionale, che nel tutelare la salute dei cittadini, ”La Repubblica tutela la salute dei cittadini come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività….” riconosce loro l’ autonomia di poter rifiutare le cure proposte “…nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Il caso di dj Fabo,differisce dai precedenti per il fatto che lo sfortunato “tarantella”, Così lo chiamavano gli amici “perchè non stava mai fermo” fino a quando un tragico incidente stradale lo ha reso cieco e tetraplegico – non ha rifiutato le cure cui era sottoposto,ma ha chiesto di poter porre fine alle proprie sofferenze (“le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita ora. Fermamente deciso,trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono,terminare questa mia agonia”), con un atto attivo attraverso la forma del suicidio assistito.
Che, a mio modo di vedere, costituisce anch’esso una forma di eutanasia cioè di buona morte, senza con questo voler dare giudizi di alcun tipo, tanto meno di carattere morale. Perchè non è tanto la ricerca della morte il fine che sottende a queste scelte,che appartiene più a chi è credente e quindi confida in una continuità oltre la propria esistenza, quanto piuttosto la fine di una vita fatta di sofferenze fisiche e morali che non trovano sollievo né finalità, quando si è persa ogni dignità del nostro essere.
La morte in definitiva esiste concettualmente in questi casi solo come fine di un vita non più sopportabile.
E’ quindi sulla materia delicatissima del “fine vita” che sono chiamati a dare risposte i nostri legislatori, stabilendo regole certe che siano il frutto di un percorso condiviso che se da un lato possano inquadrare i limiti dell’autodeterminazione del soggetto,nello stesso tempo evitino l’annullamento della personalità dell’individuo tenendo in forte considerazione il ruolo della figura del medico,che se non deve essere lasciato solo in scelte così delicate, ha in queste scelte un ruolo fondamentale e non può essere un semplice esecutore eteroguidato,neanche dalla mano dello stesso paziente.
Per questi motivi come medici abbiamo richiesto per quanto riguarda la loro figura e ruolo, una forma di diritto con regole certe ma allo stesso tempo “un diritto debole” a fronte di una “deontologia forte” che la professione detta con le sue regole. Ogni caso presenta una sua peculiarità specifica perché ogni caso riguarda una persona,la sua vita,la sua aspettativa, la sua dignità, la sua dimensione sociale e religiosa, in definitiva tutta la dimensione del suo essere ma in ogni caso deve essere lasciata al medico assieme alle figure professionali più indicate e alla famiglia la decisione finale di come dar seguito alle disposizioni di fine vita, anche disattendendole, ad esempio trovandosi di fronte a direttive anticipate che contrastano con i progressi della scienza, progressi non ancora conosciuti al momento del rilascio delle proprie volontà.
Il Codice Deontologico dei Medici rifiuta e condanna ogni atto eutanasico inteso a procurare attivamente la morte ma al tempo stesso impone di non lasciare il malato alle sue sofferenze.
Fino ad arrivare ad atti che consentano una vita residua priva di dolore ancorché questi la possano a volte anche accorciare, come una sedazione profonda e terapia farmacologica che accompagni il fine vita in modo dignitoso e senza sofferenze inutili. Non sarà compito facile fra i sostenitori dell’eutanasia e del suicidio assistito e i difensori di un bene che ritengono indisponibile quale la vita arrivare a un punto di equilibrio, non sarà facile ma le risposte non sono più differibili se non vogliamo più assistere a tragedie che coinvolgono i pazienti, i loro familiari e la società nei desiderata più o meno condivisibili lasciati alla discrezionalità del magistrato e alla pietas di qualche medico.

Dott. Francesco Noce – Presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Rovigo

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Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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