Interruzione di gravidanza, Cgil: lettera aperta a Zaia

gravidanzaUna lettera aperta al presidente delle Regione Luca Zaia, in cui si richiede un incontro per l’applicazione in Veneto della legge sull’interruzione della gravidanza e il sostegno ai consultori. Quest o l’obiettivo della lettera inviata in occasione dell’8 marzo dalla Segretaria Generale della Cgil del Veneto Elena Di Gregorio.

Questo il testo della lettera che la Segretaria della Cgil ha inviato la Presidente della Regione:

“Già un anno fa avevamo chiesto agli assessorati competenti della Regione Veneto (sanità e sociale) un incontro per discutere nel merito delle difficoltà connesse all’applicazione della Legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza. Nessuna risposta.

Oggi rinnoviamo a lei, signor Presidente, l’ennesima richiesta di incontro, perchè di questo come di altri importanti temi che riguardano la vita quotidiana delle cittadine e dei cittadini di questa Regione, vorremmo una volta tanto poter discutere faccia a faccia, con l’unico obiettivo di tutelare le persone, in primis, in questo caso specifico, le donne, e di migliorare la rete dei servizi.

Nessuna di noi, donne della CGIL, ritiene che il tema dell’interruzione volontaria della gravidanza sia tema da trattare con superficialità o approssimazione. Molte di noi, infatti, sono state protagoniste assieme a tante altre donne e uomini, negli anni settanta, per ottenere una legge dello Stato che regolamentasse al meglio una materia di estrema complessità e delicatezza.

Se oggi, dopo di più di 40 anni, siamo ancora qui a rivendicare la piena applicazione della Legge 194, nel rispetto della laicità dello Stato allo stesso modo in cui si intende rispettare il diritto all’obiezione di coscienza, è perchè non riteniamo concepibile che nelle strutture pubbliche l’applicazione della legge non sia sempre adeguatamente garantita, costringendo troppe donne a vere e proprie odissee per poter accedere all’interruzione volontaria di gravidanza. Come sappiamo non è per uno sfizio, o per un’idea – da noi non condivisa – di utilizzare il ricorso all’aborto come mezzo per il controllo delle nascite, ma perchè nei casi previsti dalla legge le donne che lo chiedono devono essere messe nella condizione di poter accedere a questo tipo di intervento presso qualsiasi struttura pubblica operante nel territorio regionale e nelle migliori condizioni di sicurezza e di appropriatezza.

Siamo contrarie anche noi a individuare singole strutture ospedaliere “abortiste”. Non è questo il punto. Ma non possiamo accettare che la diffusa indisponibilità ad effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza per effetto dell’obiezione di medici e/o di altro personale sanitario prevalga sul rispetto di tutti gli altri aspetti della legge. Per questo pensiamo che una delle strade da percorrere sia quella di ricorrere, come ha fatto la Regione Lazio, anche all’assunzione di personale sanitario, medici in primis, non obiettori.

Accanto a questo, chiediamo che venga potenziata la rete dei consultori familiari pubblici, oggetto da tempo di tagli e di carenze legate anche alla scarsità di personale oltre che di strutture. I consultori familiari, infatti, come la stessa legge 194 prevede, servono proprio a tutelare la salute della donna e della coppia, a costruire percorsi per maternità e paternità responsabili, ad accompagnare le donne che intendono avvalersi dell’interruzione volontaria di gravidanza con specifici percorsi psicologici oltre che medici.

Per anni vi siete vantati di non aver messo le mani nelle tasche dei cittadini veneti con l’addizionale IRPEF, nonostante più volte noi per primi ne avessimo sollecitato il ripristino, magari parziale e ispirato al principio di progressività, in funzione di compensare i numerosi tagli alla sanità e al sociale messi in atto dai diversi governi nazionali e magari per eliminare il famigerato superticket sulle prescrizioni introdotto qualche anno fa anche dalla Regione Veneto. Apprendiamo invece che l’addizionale la farete resuscitare non per garantire servizi socio sanitari migliori, anche in considerazione della riorganizzazione in atto con la revisione degli ambiti territoriali delle ULSS, ma per completare l’ennesima autostrada, mettendo una pezza ad un’altra grande opera mal gestita.

No, così non va, signor Presidente. Per questo le chiediamo pubblicamente un incontro, visto che finora con le consuete modalità non ci siamo riuscite. Attendiamo una risposta”.

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