La credibilità della sanzione

mediciIn un passaggio del loro libro “La tua giustizia non è la mia” Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo concludono che è la giustizia che traccia i confini della nostra libertà e che indica il grado di civiltà di uno Stato. I magistrati si domandano se è più efficace educare o punire e se la macchina burocratica e amministrativa è essa stessa un ostacolo alla giustizia. Applicate alla classe medica queste considerazioni trovano il parallelismo nel Codice Deontologico come base etica di comportamento e nella Commissione Albo Medici ed Albo Odontoiatri le istituzioni disciplinari che amministrano la nostra particolare giustizia.
Se Colombo sottolinea in più punti la necessità della formazione del cittadino ad osservare spontaneamente la legge, Davigo si sofferma sulla necessità della certezza della pena come deterrenza per i soggetti senza “adeguati” ideali.
Così quando la cronaca mette in prima pagina i comportamenti scorretti di qualche collega, fin da ragazzo mi sono sempre riferito all’Ordine dei Medici come simbolo di suprema autorità, come del resto moltissimi cittadini, naturalmente fino a prova adeguata e senza giudizi sommari.
A seguito di segnalazioni di istituzioni, colleghi, cittadini, di articoli di stampa o appresi direttamente dalla rete, gli Ordini aprono i provvedimenti disciplinari nei confronti dei loro iscritti, a tutela del cittadino e del corretto esercizio professionale.
Si inizia con l’istruzione del procedimento da parte del presidente, a cui segue il primo colloquio con l’indagato con relativa relazione sui fatti contestati, si passa poi se necessario alla celebrazione vera e propria con l’ iscritto e tutti i commissari, almeno otto, per una decisione collegiale. Esaminati gli atti, a volte vengono convocati direttamente i segnalanti od altri soggetti utili a chiarire i caso e gli avvocati con specifiche competenze del settore che ogni ordine ha come consulenti.

Il giudizio finale può prevedere l’archiviazione,  se non vengono riscontrati  comportamenti in contrasto a uno o più dei 79 articoli del codice deontologico,  o al contrario l’ applicazione di  sanzioni commisurate alla gravità dei fatti riscontrati quali, in progressione,  il richiamo, la censura, la sospensione per uno o più mesi dall’ esercizio della professione medica (quindi stipendio compreso), e  la radiazione, cioè la cancellazione del colpevole dall’albo degli iscritti.  Da quel momento un laureato in medicina se continua ad esercitare diventa punibile per esercizio abusivo della professione medica.
Ogni procedimento coinvolge la segreteria degli ordini ed i vari componenti quindi per numerose ore di lavoro distribuite in più giornate fino alla conclusione di ogni singolo caso. Possono essere gli stessi colleghi o gli  avvocati di parte che chiedono il parere dell’Ordine su comportamenti potenzialmente censurabili.
L’ Ordine  si occupa solo di deontologia professionale ma il suo parere a volte viene allegato  in fase di giudizio penale o civile. Tutta questa attività, di alta responsabilità e qualifica, di specifica pertinenza, è deputata all’ ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri in veste di custode di un rapporto particolare, quello tra medico e paziente,  e deve essere mantenuta  riservata fino alla conclusione del procedimento. Al parere della Commissione il “sanzionato” infatti può fare ricorso alla Commissione Centrale  per le Professioni Sanitarie a  Roma – CCPS -, i cui lavori sono fermi da due anni con circa 1200 provvedimenti pendenti  per dichiara incostituzionalità  della nomina di due suoi componenti. E’ previsto inoltre il successivo ricorso in Corte di Cassazione  se il parere della “CCPS“  non è accettato dal soggetto sanzionato.
Fino a questa ultima sentenza il procedimento è sempre riservato per l’opinione pubblica.   Questo è il mio dodicesimo anno di frequenza  alle riunioni della Commissione Albo Medici, circa una volta al mese di norma di sera dalle 20.30 alle 23.30, dato che di giorno si lavora, con 4-5 casi discussi per ogni convocazione, e visto che da quando sono presidente il mio ruolo prevede anche i colloqui e le istruttorie preliminari,  capite bene il senso di frustrazione  di  avere degli ostacoli così decisivi nell’ amministrazione della giustizia per quanto di competenza in particolare  nei casi più gravi.  E’ già triste vedere  passare le miserie della nostra professione, ma è ancora peggio vedere inficiati  dai ricorsi dell’avvocato di turno, che fa il suo mestiere,  i sofferti e meditati  giudizi collegiali su comportamenti scorretti dei nostri colleghi,  ben sapendo che la velocità della televisione e della stampa  vorrebbe per ogni caso una giustizia veloce e mediatica da parte di chi rappresenta le istituzioni di categoria.
Considero quindi di fondamentale importanza la comunicazione formale della  FNOMCeO del 1 marzo 2017 del ripristino dei lavori della CCPS, tanto auspicata in questi ultimi tempi dalla Presidente Roberta  Chersevani e dal Presidente Nazionale  Giuseppe Renzo a difesa  delle credibilità ed autorevolezza  dei 106 Ordini d’Italia,  che continuano a fare la loro parte  come tutti  gli altri organismi dedicati delle professioni sanitarie.
Considero altamente  auspicabile che non sia la certezza della pena il motivo principale alla base di un  corretto  comportamento deontologico per il medico, sarebbe una considerazione troppo amara ed ingiusta per la stragrande maggioranza di tutti i colleghi che hanno naturali comportamenti etici. Peraltro la reale applicazione della prevista sanzione con il relativo deterrente è la risposta dovuta ai cittadini da chi rappresenta la nostra professione, tanto più in riferimento ai casi più gravi e  dequalificanti per tutta la categoria e gli  esempi,  anche recenti, purtroppo non mancano.

Dott. Giovanni Leoni –  Presidente OMCeO Provincia di Venezia

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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