Assolto Birolo, il tabaccaio che si difese

fucileE’ stato assolto Franco Birolo, il tabaccaio cinquantaduenne di Civè accusato di eccesso colposo di legittima difesa perché aveva sparato e ucciso un ladro moldavo, il 20enne Igor Ursu, che si era introdotto di notte nella sua tabaccheria per rubare con altri tre complici mai identificati. Era il 24 aprile 2012. La terza sezione della Corte d’appello di Venezia ha pronunciato la sentenza accogliendo sia la richiesta del difensore, il penalista Luigino Martellato, sia quella del sostituto procuratore generale della Corte d’appello, Paolo Luca.

Il 28 gennaio 2016, il giudice di Padova Beatrice Bergamasco aveva condannato Birolo a due anni e otto mesi di carcere, e al pagamento di un risarcimento di 225 mila euro a favore della madre e 100 mila a favore della sorella del morto. Una sentenza che provocò reazioni e critiche, anche violente. In primo grado il pubblico ministero Benedetto Roberti aveva chiesto l’assoluzione per legittima difesa. Assolto perché ha sparato per legittima difesa. Una legittima difesa piena e totale, in quanto pronunciata con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. Legittima la reazione del tabaccaio di fronte a quell’aggressione. “Spero che quello che è capitato a me – ha detto proprio Birolo all’indomani dell’assoluzione – serva a chi ha vissuto e vive tuttora un’esperienza simile alla mia in seguito a furti, intrusioni e rapine. Ma soprattutto serva a far capire a chi di dovere qual è la situazione reale del nostro Paese al giorno d’oggi e a prenderne finalmente atto. Perché oggi serve una legge sulla legittima difesa. Il nostro Paese ha bisogno di un provvedimento forte”.

Confessa di aver passato la prima notte senza incubi.
“È durato solo qualche ora, perché poi non sono più riuscito a chiudere occhio. Ma quello di questa notte è stato un sonno decisamente diverso da quello degli ultimi anni”.

E adesso?
“Mi sento sollevato. Personalmente e soprattutto per i miei familiari. I miei genitori sono anziani e non avevano certo bisogno di soffrire in questa maniera”.

Tuttavia non si può dimenticare questi cinque anni.
“Sono cose che ti segnano pesantemente e ti lasciano una cicatrice. Il pensiero di una vita spezzata non potrà mai abbandonarmi. Per questo un pensiero va alla mamma del ragazzo che ha subìto la più grande delle perdite”.

Oltre alla famiglia, chi si sente di ringraziare?
“Sicuramente tutti coloro che in qualunque maniera mi hanno sostenuto e si sono prodigati, magari anche solo con una pacca sulla spalla”.

Alessandro Cesarato

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