Un’altra verità sulla strage di Capaci

giuseppe-cosatnza-2

Una testimonianza forte, di quelle che lasciano senza parole e fanno sorgere mille domande. Un pubblico attento e numeroso ha partecipato, in villa Foscarini Erizzo, all’incontro con Giuseppe Costanza, l’autista del giudice Giovanni Falcone. Il 23 maggio del 1992 erano insieme in una delle tre Fiat Croma che si apprestavano alle 17.58, lungo l’A29, a superare lo svincolo di Capaci. Falcone volle mettersi alla guida a fianco della moglie Francesca Morvillo, così Costanza si accomodò nel sedile posteriore. Costanza era con Falcone dal 1984. Era l’unico che il giudice faceva entrare in casa e con il quale al mattino prendeva il caffè preparato dalla Morvillo. Costanza addirittura gli faceva da barbiere.

Dopo l’attentato Costanza rimase in ospedale per oltre un mese. L’unico ad andare a fargli visita fu Paolo Borsellino. Rientrato in servizio, lui che era un civile dipendente del Ministero degli Interni, fu emarginato e dimenticato. I sopravvissuti, ha sempre detto, sono personaggi scomodi. Degradato da autista a portiere, le sue uniche mansioni erano ridotte a timbrare il cartellino di presenza. Perché ci si ricordasse di lui arrivò persino a incatenarsi davanti al Palazzo di Giustizia di Palermo.

Dopo anni vissuti nell’ombra si è interessata a lui una funzionaria (successivamente spostata di incarico) del Miur che da qualche anno lo manda in giro per le scuole a portare la propria testimonianza. Quella di Pontelongo è stata la seconda amministrazione comunale in tutta Italia a dargli voce. Costanza è sempre convinto che la mafia, in quell’attentato, abbia prestato solo la manovalanza. Sogna la piena verità e intanto porta in giro il suo messaggio di legalità. “Siamo tutti chiamati – ha detto a fine serata – a fare da sentinelle, denunciando e rifiutando l’illegalità”.

Alessandro Cesarato

Lascia un commento