I cittadini di Mira scendono in strada per chiedere la chiusura del cogeneratore

Obiettivo: fermare il cogeneratore. “Ci avete rotto i polmoni”, “Stop all’impianto di cogenerazione”. Questi gli slogan di decine di residenti che nelle scorse settimane hanno protestato in via Primo Maggio a Gambarare di Mira davanti all’impianto della società S.B. Energy srl insieme con il comitato Opzione Zero e l’associazione di Gambarare Hilarius. Per i residenti l’impianto inquina e il Comune ha tutti gli strumenti per fermarlo dal punto di vista giuridico. Il cancello di entrata dei camion è stato bloccato dai residenti con una catena e un lucchetto per evitare che camion provenienti dall’estero, portino il combustibile vegetale e di grasso animale con cui produrre energia. A spiegare di che cosa si tratta sono per i cittadini Sandro Fanari, e Morena Pavan insieme alla presidente dell’associazione Hilarius Vilma Minotto.

“Il problema – spiegano Pavan e Fanari – è provocato da un cogeneratore a biomassa installato da alcuni anni proprio a ridosso delle abitazioni, e da poco entrato in funzione, seppure non in maniera continuativa”.

“Come abitanti – continuano – denunciamo puzza, nuvole di smog e rumore, tanto che quando il motore diesel è in funzione, dobbiamo barricarci in casa. A nulla sono valse le poteste e la petizione presentata in Comune a Mira ancora 2 anni fa, di fatto l’impianto è fuori norma”.

La storia nasce nel 2010, quando la società S.B. Energy srl con sede a Mestre, ha presentato il progetto per l‘installazione di un cogeneratore a olio vegetale e animale per produrre energia elettrica e termica in zona Giare. L’obiettivo per comitati e cittadini appariva lodevole: ridurre le emissioni di Co2 fossile, grazie alla combustione di biomassa. Ma in realtà per i residenti fu chiaro fin da subito “che gli intenti di S.B. Energy erano di far guadagni, cioè finalizzati a fare business grazie alle agevolazioni e ai contributi europei e nazionali destinati alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili”.

“L’impianto produce e recupera solo energia elettrica – chiariscono i comitati – mentre delle tubazioni per il teleriscaldamento delle abitazioni e degli edifici circostanti (previsto dalla co generazione) non c’è alcuna traccia. L’approvvigionamento di combustibile avviene tramite camion. Un fumo nero si sprigiona ogni volta che l’impianto viene acceso”. I residenti sottolineano che l’impianto sorge in area sottoposta a vincolo ambientale dal Palav (cioè in un’area in cui sono vietati la costruzione di nuovi edifici, di impianti e di infrastrutture).

Precise le richieste. “Il Comune di Mira, l’ente che ha autorizzato il progetto, aveva tutti gli elementi e ha tutt’ora la possibilità di chiuderlo e di farlo smantellare”. Il Comune di Mira però con il sindaco Maniero da parte sua dà ragione ai cittadini, ma chiarisce che le autorizzazioni erano state rilasciate dalla giunta precedente.

Alessandro Abbadir

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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