Conetta: oltre i cancelli della grande hub, tante culture e 1100 singole storie

Giovedì 4 maggio. Mentre attendiamo di entrare nella ex base militare di Conetta, vediamo uscire, uno dopo l’altro, alcuni ragazzi. A bordo di vecchie biciclette percorrono la lunga strada in aperta campagna. Sono circa le 10 del mattino quando, accompagnati dal sindaco di Cona Alberto Panfilio, varchiamo i cancelli del grande hub. Consegnati i documenti in guardiola e muniti di pass, incontriamo i padroni di casa, accorsi ad accoglierci: Simone Borile con la moglie Sara Felpati, insieme ad alcuni operatori della cooperativa Edeco (ex Ecofficina). Balza subito all’occhio il monumento collocato di fronte all’ingresso: un patchwork di bandiere, inno al la diversità che ci apprestiamo ad incontrare nel corso della visita. Mentre iniziamo il nostro tour, osserviamo alcuni ritagli di terreno smosso.
Si tratta dei lavori di sistemazione delle superfici, si affretta a precisare Borile: dalla pavimentazione alla riorganizzazione degli spazi, con il riempimento di alcune depressioni, così da garantire la corretta regimentazione delle acque ed impedire la formazione di pozzanghere. Proseguendo, passiamo davanti ad un piccolo magazzino: è qui che mensilmente viene distribuito il kit di igiene con dentifricio, spazzolino, deodorante, crema corpo, e all’occorrenza ciabatte ed altro materiale per l’igiene personale. Poco lontano, al coperto, un deposito di biciclette: “Da tanti pezzi di bici vecchie ne facciamo una nuova” ci spiega un operatore.
È così che gli ospiti si spostano dalla base. Ovviamente, per entrare ed uscire, i migranti devono presentare una scheda identificativa con foto e microchip, che fra le altre cose consente l’accesso a tutti i servizi: dalle coperte ai pasti.

Non esiste una soluzione magica per risolvere i problemi. – afferma Simone Borile – 1100 persone sono impegnative, ma gli operatori della cooperativa sono numerosi, circa 100 persone”.

Con una squadra di 8 persone dedicate solo alla manutenzione, necessaria alla gestione di una macchina tanto complessa e scandita da precisi ritmi, come spiega Borile conducendoci ai bagni, appena igienizzati: “I servizi vengono puliti tre volte al giorno. L’acqua calda c’è. Ogni gruppo ha un suo riscaldatore a gas con degli accumuli, in modo che ci sia un discreto limite di utilizzo”.

Superato l’ufficio in cui gli ospiti vengono accolti e dove viene compilato il famoso modulo C3 per la richiesta di protezione internazionale, oltrepassato il servizio psicologico e il fabbricato dove alloggiano gli operatori del servizio notturno, giungiamo alla lavanderia. Pare incredibile che per pulire i panni di 1100 persone bastino 9 lavatrici, pur funzionanti a ciclo continuo. Intanto, mentre proseguiamo la nostra visita, incontriamo un capannello di ragazzi, di spalle, affollati a ridosso di un muro. Si accumulano dove credono che il segnale wi-fi sia più intenso.

Intanto, via via ci avviciniamo ad una grande tensostruttura, si intensifica il volume di una musica giovane e ritmata: stiamo per entrare nella sala ricreativa. Nell’ala destra della tensostruttura, si distende un’ampia zona adibita a palestra, dove i ragazzi fanno esercizio fisico. A sinistra, invece, alcuni tavoli da ping pong. La sera, ci racconta il personale, il locale si trasforma in un’acrobatica pista di hip-hop.
Ma il luogo di aggregazione per eccellenza è la sala da pranzo. Lungo la parete destra, rispetto all’ingresso, uno schermo gigante, diventato ‘l’oggetto del contendere’.
È qui che tantissimi ragazzi seguono trepidanti le loro partite di calcio preferite. Oltre al divertimento è prevista, per chi lo desidera, la formazione. Tutti i giorni dalle 9.30 della mattina alle 18, a turnazione, si tengono le lezioni: dalla prima alfabetizzazione, all’educazione civica, all’igiene, all’avviamento al lavoro, alla salute. Maggiormente gettonate le lezioni di italiano, con una partecipazione di circa 850 persone su 1100, spiega Borile.
Intanto, siamo giunti alla zona dormitori. La temperatura, qui, è sensibilmente più calda rispetto all’esterno.
Ci inoltriamo in una sorta di tendopoli di 1500mq che contiene in totale circa 240 persone. I letti a castello, coperti da teli e coperte colorate, posti a distanza molto ravvicinata ospitano una persona ciascuno. Nella stagione fredda, gli ospiti dormono sotto e ripongono i bagagli sopra, viceversa d’estate.

Margherita Bertolo

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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