Giordania, a volo d’aquilone sulla storia

Volano alti e lievi gli aquiloni dei bambini di Amman. Volteggiano nel cielo sempre cangiante di primavera, sospinti da venti imprevedibili e capricciosi. Hanno i colori della bandiera nazionale e sono fatti di carta velina incollata a mano e canne palustri: i bambini li affidano alla libertà srotolando lo spago all’infinito. Scene che sembrano il replay di un film visto e vissuto tanti anni fa anche dalle nostre generazioni. La cornice di questo quadretto di vita d’altri tempi è la collina della Cittadella di Amman, l’area archeologica della capitale giordana dove la storia ha lasciato testimonianze che “parlano” da sole: templi, frammenti di statue colossali, lacerti della città romana. E più sotto c’è l’anfiteatro romano, vista superba.
Quel volo di aquiloni è metafora del profondo desiderio dei giordani di volare alto, di guardare oltre alle tensioni internazionali che condizionano quell’area geografia in perenne tumulto che è il Medio Oriente. La Giordania è l’attore regionale che più di tutti in questi anni si è battuto per la pace. Che non ha ceduto alle provocazioni neanche quando queste sono arrivate dai terroristi dell’Isis, meritandosi di poter esprimere oggi quel senso di sicurezza che ovunque è palpabile. Percepibile da chiunque.

La Giordania è ansiosa di farlo sapere al mondo che chiunque può ritornare ad apprezzare le sue bellezze e il suo sacro senso di ospitalità. Ci tengono i reali, Re Abd Allah II e la moglie Rania, ma anche i giordani, orgogliosi dell’etichetta di “Svizzera del Medio Oriente” che fino a pochi anni fa connotava il loro paese. Le bellezze che la Giordania freme di poter di nuovo esibire al mondo sono tante e così diverse fra loro. Petra innanzitutto, una delle sette meraviglie del mondo moderno. La città nabatea, scavata nella roccia e resa famosa dal film “Indiana Jones e l’ultima Crociata”, rimase nascosta per secoli. Dimenticata. Fino a quando nel 1812 l’archeologo svizzero Johanno Ludwig Burkhart ne scoprì l’esistenza.
Superfluo ricordare che da sola Petra vale un viaggio in Giordania. Dall’Hotel Movempick dove c’è l’ingresso, fi no al cosiddetto Tesoro, il grande portale simbolo di Petra, il percorso si snoda in canyon di levigate rocce colorate. E poi c’è il Wadi Rum, altro sito Unesco di ammaliante bellezza. Una distesa di sabbia e di rocce color fuoco su cui è rimasta impressa l’immagine della scena finale del film “Lawrence d’Arabia”. L’ideale è di viverlo accampandovisi, così da cogliere anche delle sfumature della civiltà beduina, ancora oggi così influente a livello valoriale nella società giordana. Oppure sorvolandolo in mongolfiera. Tutelato dall’Unesco anche il castello Qusayr Amra, perla del deserto che fu anche residenza (oltreché fortezza) dei califfi omayyadi. I suoi affreschi raccontano raffinate scene di vita. Nell’elenco dei beni dell’Umanità f gura anche il sito battesimale di Betania oltre il Giordano, località dove Giovanni Battista battezzò Gesù. Oltre il fiume, diviso da un nulla, c’è Israele ed è forte la tentazione di poter toccare entrambe le sponde di un luogo così magnetico.

Poco lontano da questo luogo raccontato dai Sacri Testi c’è il Mar Morto le cui acque colmano il fondo della più angosciante e spettacolare depressione terrestre, che si spinge a 400 metri sotto il livello del mare. Acque così salate (nove volte più di quelle degli altri mari) che permettono di galleggiare a chi vi si immerge. Fanno anche bene alla pelle, specie per la psoriasi. E dal Mar Morto si può raggiungere un altro luogo di fascino sorprendente: è Ma’in, un’oasi con cascate termali che spunta all’improvviso fra le pieghe rocciose e spoglie di un canyon. Vi sorge un resort di charme mediorientale e dalle frequentazioni prestigiose, il Ma’in Hot Springs Hotel.
Spettacolari le viste che si godono dalle sue terrazze. Il mare vero bagna la Giordania più a sud. E’ il Mar Rosso, sponda di Aqaba. Acque che costituiscono un paradiso per chi ama le escursioni con la maschera e il boccaglio per via di stupefacenti formazioni coralline. L’ultimo hotel ad aprire ad Aqaba è il Kempinski, una dimora di lusso discreto e dalle architetture di gusto minimal che è la prova provata che il turismo in Giordania guarda con fi ducia al futuro. Risalendo il paese in modo veloce, grazie all’autostrada costruita da imprese italiane, si trova Madaba, dominata dal Monte Nebo da cui Mosè indicò la terra promessa agli ebrei. Madaba “capitale” anche dell’arte musiva grazie ai suoi preziosi mosaici finiti in tutti i testi di storia dell’arte.

Più a nord c’è Jerash, la romana Gerasa, i cui tesori fi no agli anni ’50 erano coperti da campi di grano. I suoi due grandi anfiteatri amplificano l’eco in modo perfetto e stupiscono per l’armonia della costruzione. Nel sito sorgono anche i resti di alcune chiese paleocristiane, di un ippodromo e di vari templi tanto da fare meritare alla località l’appellativo di Pompei d’Oriente. E infine di nuovo Amman, città cosmopolita, dalle varie anime, molto British nella pulizia e nella cura dell’arredo urbano. E molto contemporanea nelle sue nuove “torri” (tra cui quella “babilonese” del Le Royal Hotel che cambia continuamente colore) sorte vicino a Rainbow Street, il quartiere della movida serale. Bella Amman, bella e seducente, come la sua regina, l’amata Rania. Gemma d’Oriente che guarda anche a Occidente. Un viaggio in Giordania è facile da scegliere e da organizzare. Comodo partire anche dall’aeroporto di Venezia grazie ai tanti collegamenti quotidiani con Roma Fiumicino, da cui sono tante le compagnie che volano su Amman. Un viaggio da consigliare a occhi chiusi, perché non tradirà le attese.

Renato Malaman

 

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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