Hub Conetta: bisognerebbe che i cittadini di Cona entrassero qui per capire

Prosegue il reportage della Piazza nella hub di Conetta. Mentre abbandoniamo il tepore del dormitorio, ci viene spiegato che la giornata è scandita principalmente dalle attività e dalle pratiche religiose, così ci apprestiamo a visitare la moschea e la chiesa. Lungo il nostro percorso incontriamo dei ragazzi, alcuni dei quali si rendono utili tenendo puliti e ordinati gli spazi esterni.
All’improvviso, la nostra attenzione è captata da un odore intenso di legna bruciata. Poco lontano, altri giovani presidiano indaffarati un barbecue: ci spiegano che stanno cucinando il banku.
Ma la pentola, fa notare il sindaco Panfilio, è ancora vuota. Nel frattempo, l’odore della legna che arde si fonde con la musica. Una melodia dolce che ci attira inesorabilmente, come il canto della sirena, all’interno della chiesa, un’altra tensostruttura. Con immenso stupore scopriamo che sono i ragazzi a suonare e cantare un brano worship. Le lunghe braccia scure dei cantanti si protendono in un gesto accogliente e contemplativo.
Forse è l’autenticità di quel canto a trasmetterci un’emozione contagiosa. Veniamo a sapere che quegli stessi ragazzi, senza distinzione fra cattolici e protestanti, a Pasqua hanno preparato un musical sulla morte di Cristo e la Risurrezione. Un’occasione di aggregazione come poche, tolto lo sport. Che a Conetta è protagonista con Calcio Cona, il team formato da una trentina di ospiti della base, sotto la guida di Gino Mez.
Recentemente la compagine ha stretto amicizia e supportato con un tifo particolarmente vivace la Luparense, nota squadra di San Martino di Lupari (PD) presieduta da Stefano Zarattini, ai vertici del calcio a 5.

Altrettanto vivo il tifo durante le partite, davanti al maxischermo: “Se 700 persone cominciano a battere i piedi per terra perché hanno fatto un gol, sembra ci sia una rivoluzione” racconta Borile.

“Se poi vedi passare la volante della polizia con le sirene a tutto spiano e i carabinieri, la percezione del pericolo all’esterno della base diventa molto elevata” puntualizza il sindaco Panfilio. Che prosegue: “Poi arrivi qua e vedi che c’è una partita di calcio. Ti viene anche da ridere. Ma bisogna che prendiamo sul serio la percezione della gente all’esterno”. Replica Borile: “Bisogna che li invitiamo a vedere la partita qui: sarebbe la cosa migliore”.

Peccato che, come ci hanno raccontato in seguito alcuni cittadini, membri del comitato locale contrario al centro, alla cittadinanza non sia stato finora consentito di entrare a visitare la base.

“Dovremmo metterci nei panni di persone cui è stata modificata la vita: nessuno si è preoccupato della salute mentale dei residenti” afferma Panfilio. E prosegue: “Le cose devono essere spiegate: fra il modo edulcorato con cui vengono presentate e la modalità criptica di non parlarne, è ovvio che la mancanza di informazione provoca queste reazioni”.

Da un lato l’innegabile sproporzione fra la concentrazione dei profughi nella base rispetto agli abitanti di Conetta; dall’altro gli occhi alienati dalla paura e dai terribili ricordi di questi giovani uomini. Pochi di loro sono in grado di raccontare la loro storia. Del suo viaggio verso l’Italia il ventiduenne nigerino che abbiamo incontrato prima di concludere la nostra visita non riesce parlare. A malapena abbiamo saputo che è arrivato in barca, da solo. I suoi occhi diventano lucidi e capiamo che non è il caso di insistere.

Gli chiediamo come sogna il suo futuro in Europa. La sua risposta non riesce a nascondere l’angoscia: “Vorrei una protezione internazionale: abbiamo tanti problemi nei nostri paesi – spiega con un filo di voce –. Se c’è la possibilità di fare un lavoro… ma il primo problema è la protezione internazionale”.

Ma. Be.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento