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Rodigini illustri: Adolfo Rossi e l’arte del racconto

Un giornalista grandissimo, che ha esercitato il diritto di cronaca facendone una passione e una enorme spinta verso la conoscenza. Adolfo Rossi nacque a Valdentro, frazione di Lendinara, il 30 aprile 1857 e a soli 22 anni partì per New York dove lavorò per “Il Progresso Italo-Americano” apprendendo uno stile che seppe riportare in Italia, asciutto ed essenziale, fondato sull’immediatezza e la verifica personale delle fonti. Di lui non sapremo mai se fosse un professionista o un free lance, poiché le distinzioni allora non si ponevano, ma potremmo affermare che è stato qualcuno che si è sempre preoccupato di informare e documentare le notizie, orli di un mondo frastagliato al quale nei numerosi viaggi andava incontro con incisività e determinazione, fatto di poveri, donne, di lavoratori oppressi e di perseguitati.
Celebri sono le sue inchieste sulla povertà in Polesine e sui “Fasci Siciliani” che causarono una crisi politica per le rivolte di contadini e minatori. Le sue doti di “inviato” gli permisero di denunciare i massacri del popolo armeno da parte dei Turchi rischiando l’espulsione da Istambul. Non esitò a raggiungere l’Eritrea per comprendere in loco la politica coloniale di Crispi che poi lo convocò riconoscendone le fini capacità di “osservatore”.
La carriera culminò con la nomina a redattore capo del Corriere della Sera. La sua figura campeggia nella storia del giornalismo e risulta di un’attualità sconvolgente per l’interesse strenuo dimostrato verso i temi dell’immigrazione. Gli fu affidato l’incarico di “Ispettore Viaggiante del Commissariato sull’Emigrazione Nazionale” e a seguito dei suoi resoconti sulle condizioni di indigenza e sopraffazione degli italiani all’estero, il ministro Prinetti emanò il decreto che vietava al Brasile di “offrire” il viaggio di andata ai migranti provenienti dal territorio italiano. Il Paese sudamericano aveva infatti abolito la schiavitù e cercava manodopera a basso costo. Adolfo Rossi dismise i panni del giornalista per assumere le cariche di diplomatico del governo italiano (nonostante non avesse i titoli accademici previsti e l’ostilità di alcuni suoi colleghi) morendo a Buenos Aires nel 1921.
Resta uno strepitoso affabulatore del mondo, il titolare di linguaggi universali che oltrepassano i tempi, un maestro di giornalismo che si dovrebbe ampiamente riscoprire e collocare fra gli itinerari che potrebbero assegnare a Rovigo la palma di capitale della cultura.

Daniela Muraca

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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