Artigiani e contraffazione, in Riviera del Brenta continua la lotta all’abusivismo

Abusivismo, lavoro nero e contraffazione, sono piaghe diffuse che continuano a colpire in Riviera del Brenta,  il lavoro artigiano. Fra i settori più bersagliati quello della calzatura, e quello di parrucchieri, barbieri ed estetiste. Sono piaghe che emergono con frequenza anche da operazioni condotte  dalla Guardia di Finanza e polizie locali.

Per stanare chi viola le leggi ad esempio, nel comparto della calzatura, si possono analizzare attentamente i dati delle aziende, secondo il Presidente dell’Associazione Artigiani Piccola e Media Impresa “Città della Riviera del Brenta” Luca Vanzan, e il Segretario Giorgio Chinellato. “Incrociando i dati – spiegano Vanzan e Chinellato- fra fatturato e dipendenti, si capiscono molte cose. Il lavoro nero e gli atteggiamenti ambigui, non sono impossibili da fermare. Bisogna lavorare in piena sinergia con le forze dell’ordine. Associarsi significa trasparenza, e chi fa contraffazione, certamente non è quasi mai un associato”.

“La situazione nel campo della calzatura in Riviera del Brenta – spiega il capo categoria Adriano Agostini – è  migliorata nel corso degli ultimi anni. Ci sono ancora episodi di abusivismo e lavoro nero sui quali va tenuta alta la guardia, mentre è più difficile riscontrare contraffazione. La ricetta che ha la Riviera per combattere i fenomeni, è la specializzazione nel segmento del lusso e grandi marchi, innovazione ed altissima qualità. Chi prova a realizzare prodotti in questo segmento con il lavoro nero semplicemente non ci riesce. Anche i laboratori cinesi presenti, nel giro di qualche anno sono stati costretti ad acquisire professionalità. E su questa strada che intendiamo proseguire”.

Nel campo della lotta all’abusivismo, l’associazione ha lanciato, diverse campagne di sensibilizzazione. “La concorrenza sleale di chi lavora in nero nel campo dell’acconciatura e dell’estetica – dicono il Presidente Vanzan e il Segretario Giorgio Chinellato – non è più tollerabile. E’ una vera e propria piaga che intossica il mercato e penalizza inevitabilmente le imprese che stanno in regola e pagano le tasse. Qualche anno fa abbiamo avviato una campagna ad hoc con una serie di cartelloni, che puntavano a far capire ai clienti e alle clienti i rischi che corrono affidandosi a delle persone che non sono professionisti. L’abusivismo non garantisce sicurezza e igiene”.

“Il fenomeno, nel settore estetica e acconciatura – spiega Antonella Boldrin rappresentante di una categoria che ha quasi un centinaio di associati in Riviera- è forte anche qui”. I parrucchieri e gli estetisti a domicilio e negozi di acconciatura low cost gestiti prevalentemente da cittadini cinesi, si sono moltiplicati soprattutto con la grande crisi economica di questi ultimi 10 anni. “Va detto che il 20 % di chi opera in questo settore  in Riviera, in questo momento – dice la Boldrin –, lo fa in nero, andando a domicilio senza garanzie. Capiamo che la crisi ha costretto molte persone a ricorrere ad acconciatori non qualificati che usano prodotti non idonei o scadenti, pur di risparmiare qualche euro dal ristretto bilancio famigliare. Si tratta però di operatori che non garantiscono alcuna qualità alla prestazione, e spesso fanno correre dei rischi alla salute. Per questo come categoria cerchiamo di andare sempre incontro alle necessità economiche di giovani, anziani, e di chi ha perso il lavoro. Puntiamo a sensibilizzare sempre più la gente su questo tema”.

L’Associazione si è attivata segnalando chi lavora in modo abusivo, a Comuni, Polizie locali, Guardia di Finanza, e Carabinieri, chiedendo di agire, e controllando se vengono emessi scontrini e se i prodotti con cui operano in certi negozi, sono a norma.

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