Legnaro, Polverara e Ponte San Nicolò: l’ipotesi di fusione piace più del previsto

Più assensi che dubbi al primo incontro informativo sull’ipotesi di fusione tra i Comuni di Legnaro, Polverara e Ponte San Nicolò. Una sessantina (per la maggior parte, però, assessori e consiglieri locali) le persone intervenute il 29 maggio scorso in sala parrocchiale alla riunione organizzata dalle tre amministrazioni comunali.
Nel corso dell’incontro (il primo di altre due iniziative analoghe, una si è svolta a Polverara e l’altra a Ponte San Nicolò a giugno) sono stati illustrati i risultati dello studio di fattibilità realizzato da Anci Sa a firma del dottor Paolo Fortin. I cittadini hanno ascoltato con attenzione i dati esposti dal relatore, a cominciare dai benefici economici che questa riorganizzazione potrebbe comportare: 180 mila euro di risparmi ogni anno per spese attualmente moltiplicate per tre; 20 milioni di euro in trasferimenti statali per i primi dieci anni (il massimo ottenibile) e 660 mila euro di contributo regionale una tantum a valere per il primo triennio.
Nel clima di generale consenso alla proposta si avverte anche un po’ di preoccupazione. C’è il timore di perdere l’identità territoriale ma anche la rappresentatività all’interno di un “super-Comune” dove la municipalità più grande (Ponte San Nicolò in questo caso) potrebbe dettar legge.
“È la strada giusta da percorrere – ha commentato dal palco il sindaco di Legnaro, Giovanni Bettini (erano presenti anche i colleghi Alice Bulgarello ed Enrico Rinuncini) – perché ci permetterà di razionalizzare le spese e consegnare ai cittadini servizi più efficienti”.
L’ultima parola spetterà proprio ai cittadini, chiamati a esprimersi attraverso un referendum. È in fase di distribuzione un questionario, che andrà riconsegnato al Comune di residenza entro il 17 giugno. Si chiede di quante persone è composto il nucleo familiari, la fascia d’età dei componenti e il Comune di residenza. Si domanda quanti favorevoli e quanti contrari alla fusione (in questo caso si chiede di indicare le ragioni del “no”); quali servizi si vorrebbero migliorare (sei i suggerimenti, due al massimo le caselle da barrare) e infine come si vorrebbero impiegare i fondi statali e regionali nei prossimi dieci anni. Il questionario (criticato da chi si oppone alla fusione perché i risultati potrebbero essere facilmente falsati in termini di numeri di schede votate è uno strumento che servirà a tastare il polso della cittadinanza delle tre municipalità. L’obiettivo è arrivare a una consultazione referendaria partecipata ma soprattutto consapevole.
Martina Maniero

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