Rovigo, Rsa San Bortolo: polemiche per i 44 anziani trasferiti

Questioni contabili, incongruenze amministrative. Sembra annodarsi intorno a questi aspetti la vicenda della chiusura della Rsa San Bortolo che ha determinato il trasferimento dei 44 anziani ospiti non autosufficienti nell’altro alveo dell’Iras, a Casa Serena. Dei fatti si è occupato Mattia Moretto, giovane consigliere comunale indipendente del Pd, che ha provveduto alla raccolta di firme fra i colleghi, con l’adesione immediata dei 5 Stelle, per indire un consiglio comunale monotematico entro il mese di giugno.

I toni sono piuttosto incalzanti: “La chiusura – precisa Moretto – può essere disposta per legge in caso di illeciti o di gravi inadempienze amministrative. Il bilancio dell’Iras era stato definito “farlocco” e l’assessore regionale alla Sanità aveva disposto il commissariamento alla fine di luglio 2016. Una volta insediata, però, la Commissaria ha ratificato la piena regolarità dello stesso bilancio che non è stato assoggettato ad alcuna modifica. Se il bilancio rappresentava il problema, su quel problema non si è affatto intervenuti”. C’è un altro risvolto sottolineato da Moretto. “L’ultimo Cda, di nomina omogenea all’area politica del sindaco, è stato mandato a casa dopo soli 10 mesi di attività dalla stessa amministrazione che lo aveva espresso, mentre per la disamina dei documenti contabili occorrerebbe tempo ed il Cda può restare in carica per cinque anni”.

“Un fallimento della politica” per Moretto e decidere la chiusura corrisponderebbe a una recisione netta di altre opportunità: “Gli ospiti di Casa Serena potrebbero essere destinati tutti alla Rsa San Bortolo – osserva ancora il consigliere – ma questa possibilità è sottaciuta perché la Regione preferisce guardare all’ipotesi della privatizzazione, un destino, però, non consono alla storia dell’istituto di assistenza rodigino, sorto a seguito di lasciti importanti e ancorati alla dimensione del pubblico”. Spinosa è anche la diatriba sui due milioni del mutuo assegnato dalla Regione per le ristrutturazioni derivanti da una convenzione con l’Iras del 2004 e che prevedono la restituzione parcellizzata in quote di 166mila euro per 15 anni, onere che si era accollato l’amministrazione comunale. “Questi soldi il Comune non li ha mai restituiti, se non una parte per l’anno 2011 – commenta Moretto – mentre l’Iras ha sostenuto spese ingenti per le migliorie e si è sostituita al Comune nella restituzione della prima rata”.

Daniela Muraca

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