Cosa insegna “il caso Padova”

Vale la pena tornare sul risultato definitivo della recente tornata elettorale per sottolineare almeno due elementi di originalità che hanno distinto Padova dal resto d’Italia: la vittoria del centrosinistra (nei ballottaggi del capoluogo e di Abano) e la sconfitta dell’astensionismo. Se c’è una lezione da trarre è che forse non possono più esserci lezioni certe ed omogenee, specie quando si tratta di città.

Mentre già si parlava del punto di non ritorno della democrazia partecipata, con quel 10% in meno di affluenzaalle urne registrato a Padova al primo turno (in Veneto dal 66 al 58%), i padovani al secondo turno (che di solito vede un ulteriore 10% in meno) sono mancati solo per il 4%, facendo segnare un’affluenza del 57%, una delle più alte d’Italia. Ed hanno scelto il candidato portato avanti dalla sua lista civica, da schegge di centrodestra, dal Pd e soprattutto dal centro(piùa)sinistra del professore Lorenzoni, facendolo vincere con uno scarto sensibile di 3400 voti.

L’interesse che è sembrato scaturire dalle recenti urne padovane somiglia molto alla militanza di un tempo, una spinta alla barricata civile che ha distanziato chi invece forse si sentiva più sicuro, e quindi distratto. Si è votato anche non tanto “per” qualcuno, ma “contro” qualcun altro, quel qualcun altro che adesso si dovrebbe interrogare sull’efficacia circoscritta della sua comunicazione e dell’appeal del suo modello.
Certamente va registrato il merito delle liste civiche e delle coalizioni. Anche se è abbastanza evidente che ormai non sono più le civiche a supportare i partiti, ma viceversa, ed in misura anche limitata.

Altro rebus quello delle primarie: è sicuro che se il centrosinistra avesse scelto così il candidato unico avrebbe potuto vincere già al primo turno? O è vero che Giordani e Lorenzoni correndo ognuno per proprio conto, salvo poi unire le forze, hanno potuto esaltare le rispettive compagini, stimolando proprio quella militanza che si diceva? La domanda, destinata a non trovare risposte certe, non è di poco conto, se proprio sul risultato padovano si sono accesi i riflettori della politica nazionale, e il centrosinistra valuta quanto accaduto qui e la possibilità di ripetere schemi e strategie nel tentativo di recuperare altrove il terreno perduto. La domanda è: potrebbe questa singolare formula di post-Ulivismo risultare la nuova via di salvezza per un centrosinistra italiano in grave stato confusionale?

Alberto Beggiolini

 

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