La dipendenza dal gioco d’azzardo

“Dottore La prego mi aiuti!” con queste parole, con un atteggiamento fra l’impaurito e il supplichevole si era rivolto nel mio studio Enrico (nome di fantasia).Enrico, un imprenditore verso i cinquant’anni di età, mi confidava che da circa due anni era diventato schiavo delle “macchinette”, “Ho una moglie adorabile e un bimbo ancora piccolo, sto perdendo un sacco di soldi, cosa che ora non mi posso permettere, ho chiesto anche dei prestiti ad amici… ho anche pensato… non voglio dirlo…”.  Continuava nell’esposizione con una  specie di lucidità nervosa che mi diede l’impressione di uno che si era ripetuto più e più volte un discorso per trovare il coraggio di manifestarlo. Una richiesta che mi colpì, poiché in genere non giunge quasi mai dall’interessato ma quasi sempre è mediata dai familiari, quando se ne accorgono, o da amici per le continue richieste di prestiti di denaro. Il gioco d’azzardo patologico, genericamente definito come ludopatia, rientra nella sfera dei disturbi del comportamento e del controllo degli impulsi e viene inquadrato nella categoria delle cosiddette dipendenze comportamentali. Su circa 30 milioni di giocatori d’azzardo in Italia si stima che siano 1 milione e mezzo i giocatori “patologici” ma solo 15.000 sono in cura presso strutture dedicate.
Sono numeri importanti che non richiedono tanto riflessioni quanto interventi decisi finalizzati quanto meno a contenere il fenomeno.
Di fronte a questi numeri non c’è da meravigliarsi che i nostri governanti lancino ogni tanto battaglie a spada sguainata, che poi si limitano ai soliti proclami, ma poi, scusate, ci sono buchi di bilancio e bisogna far cassa, c’è l’emergenza del terremoto, l’emergenza degli immigrati, l’emergenza dell’emergenza… (sembra che siamo sempre in emergenza!) allora ecco che il gioco legale diventa un bancomat per lo Stato: nel 2016, con l’aumento delle imposte ad hoc, sono stati incassati in accise ben 9,3 miliardi di euro.
Il più redditizio è rappresentato dalle slot-machine con quasi 4 miliardi di euro su circa 24 miliardi di raccolta, su un totale di 96 miliardi di euro stimati come giro d’affari del gioco pubblico in Italia.
L’accertamento medico finalizzato alla diagnosi e al trattamento dei pazienti affetti da gioco d’azzardo patologico prevede una valutazione dello stato generale di salute mediante accertamenti clinici e una raccolta anamnestica atta ad individuare eventuali assunzioni di farmaci o sostanze, patologie pregresse, disturbi psichiatrici.
E’ necessario escludere la presenza di patologie fisiche tipo le sindromi parkinsoniane che inducono a modifiche comportamentali compreso il gioco d’azzardo, e distinguere da altri disturbi psichiatrici, che possono presentare anch’essi problemi con il gioco d’azzardo come si può verificare in disturbi di personalità o nel disturbo bipolare.
La diagnosi di ludopatia si rappresenta come un comportamento disadattivo legato al gioco d’azzardo, il quale si riverbera con gravi ripercussioni nella vita sociale, lavorativa e personale del soggetto, e che si caratterizza per: il bisogno crescente di denaro per ottenere l’eccitazione desiderata, l’irritabilità nel tentativo di ridurre o interrompere il gioco, la necessità di ricorrere al gioco in momenti di disagio, la necessità di continuare anche a fronte di perdite cospicue di denaro, le frequenti menzogne sull’utilizzo del denaro e per nascondere il coinvolgimento nel gioco d’azzardo. Una volta accertata la diagnosi della patologia ci si deve affidare ad equipe multidisciplinari composte da professionisti esperti in materia, come ve ne sono in ogni ALS del Veneto, oltre ovviamente all’aiuto da parte dei familiari ed amici, senza dimenticare i gruppi di auto-aiuto formato da persone che hanno o hanno avuto gli stessi problemi e che periodicamente si incontrano per facilitare il recupero alla normalità.

Dott. Francesco Noce
Presidente dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Rovigo

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