Bassa Padovana in allarme per i Pfas

Tiene banco nella Bassa Padovana la questione Pfas. Montagnana è stata infatti inserita assieme ad altri quattordici Comuni nella cosiddetta “area rossa”, ovvero la zona più a rischio. E gli esami a cui sono stati sottoposti a campione alcuni montagnanesi, soprattutto adolescenti, evidenziano in diversi casi concentrazioni di Pfoa e di Pfos nel sangue ben superiori alle soglie previste o quantomeno anomale rispetto alla media della popolazione italiana. La preoccupazione, dunque, monta, specie tra i genitori, che hanno così deciso di dare vita al comitato “Zero Pfas”. Con due obiettivi: a breve termine, cioè entro settembre, ottenere l’utilizzo di acqua di bottiglia per cuocere gli alimenti e dissetare gli alunni nelle mense scolastiche; a medio-lungo termine far sì che il territorio sia rifornito da fonti non inquinate. A questo riguardo, a livello istituzionale al momento l’ipotesi più accreditata resta il piano di prosecuzione della condotta proveniente da Carmignano di Brenta e che ora si ferma a Ponso. “Il rispetto dei limiti di legge previsti a noi non basta: chiediamo che l’acqua sia completamente libera da questi composti chimici” affermano gli esponenti del comitato, che nelle scorse settimane hanno preso contatto anche con i carabinieri del Noe di Treviso. Intanto da metà settembre presso gli ospedali di Vicenza e di Padova per coloro che hanno nel sangue elevate quantità di Pfas sarà possibile ricorrere alla plasmaferesi, un’apposita procedura di filtraggio e depurazione. Intanto la polemica infiamma tutta la Bassa Padovana.

Davide Permunian

Lascia un commento