Tornado, nuovi fondi in autunno

I soldi dei contributi regionali rimasti in cassa e non utilizzati, dovranno essere redistribuiti in tempi brevi fra chi è stato colpito dal tornado. A chiederlo sono i sindaci di Dolo Alberto Polo, di Pianiga Massimo Calzavara, di Mira Marco Dori, e il consigliere regionale Franco Ferrari.

Si stimò in un primo momento, un danno complessivo fra strutture pubbliche e private e ricadute occupazionali e produttive, per oltre 80 milioni di euro. Il Comune di Dolo il più colpito (con 25 milioni di danni accertati), ha distribuito finora 670 mila euro di liberalità per abitazioni e aziende (440 mila euro nella prima tranche e 229 mila euro nella seconda), oltre a 200 mila euro per i danni subiti dai beni mobili registrati quindi auto, moto, caravan e barche. A questo vanno aggiunti i 2,2 milioni di euro di contributi statali, che riguardano 50 pratiche presentate nel Comune di Dolo (su 208 danneggiati), che vanno a coprire circa l’80 per cento dei danni delle prime case, e il 50 per cento delle seconde. Oltre a questo vanno conteggiate le donazioni fatte dalle associazioni di volontari e di categoria e da vari gruppi. Il sindaco Polo è chiaro. Per i contributi regionali, illustra, erano previsti quote di ripartizione fissate a coprire il 16 % del danno con 208 danneggiati. Ma per questi fondi, per Dolo circa 2 milioni di euro, le domande le hanno presentate in 91, meno della metà del previsto. “Quello che è rimasto sarà redistribuito – dice – spero, entro l’autunno con una operazione di ricalcolo agli stessi 91 già ammessi alla prima tranche dei contributi”. Così sarà fatto a Mira e a Pianiga.

A Mira sono stati distribuiti fondi regionali per le abitazioni che erano per 35 privati. È importante per tutti i sindaci, che questi soldi tornino come previsto, alle famiglie colpite dal tornado. Chi ha fatto domanda e ha fatto tutta la trafila burocratica, alla fine con ogni probabilità dopo il ricalcolo, avrà più del doppio della cifra che gli sarebbe spettata, se altri non avessero rinunciato a chiedere i danni, scoraggiati anche dalle lungaggini burocratiche.

Alessandro Abbadir

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