Home Rodigino Adria Adria: trapiantata, rintraccia la famiglia del donatore che l’ha salvata

Adria: trapiantata, rintraccia la famiglia del donatore che l’ha salvata

Sempre più spesso, grazie alla donazione di organi, si salva la vita. È recente la storia di Carla e Paolo, nomi di fantasia che qui utilizziamo nel rispetto della privacy. Proprio Carla, che risiede nei dintorni di Adria, mi ha contattato per raccontarmi la sua favola a lieto fine. “Da anni lottavo tra tante sofferenze ma poi è arrivato lui, Paolo, a riaccendermi la speranza. La donazione è sempre anonima – spiega Carla – ma il sapere che dentro di me vive una parte di un’altra persona, mi ha messo il desiderio irrefrenabile di sapere chi era. Ho ricercato a lungo, non con poche difficoltà e finalmente ci sono riuscita e mi sono recata a fargli visita sulla tomba”.
Paolo, appartenente alle forze dell’ordine, aveva solo venticinque anni, quando perse la vita in un incidente stradale. “Non ho voluto avvisare la famiglia per non turbare la loro sensibilità, ma gli ho lasciato uno scritto accanto alla tomba”. “Ti chiedo scusa – scrive Carla sulla lettera – se ho osato tanto per arrivare fin qui da te, ma avevo bisogno di trovarti e vedere il tuo viso, i tuoi occhi. La mia vita è stata travolta da tanti patimenti, poi, in una calda giornata d’estate, inaspettatamente, sei arrivato tu, e le nostre vite si sono incrociate. Non sapevo chi fossi e quale fosse stata la tua vita, ma sapevo con certezza che il tuo dono non sarebbe stato vano e ti avrei custodito dentro di me come un figlio, per sempre. Sono trascorsi sei anni dal tuo dono, fisicamente sto benissimo e oggi, quel 98,9 di compatibilità, ha un volto. Non sarei riuscita ad aspettare un’altra vita senza sapere chi fossi, così dopo varie ricerche sono arrivata da te, onorata di averti trovato, sapendo che la grandezza della tua generosità l’hai donata a me. Chiedo scusa di questa lettera alla tua famiglia – conclude Carla – già tanto provata dalla tua mancanza. Non voglio turbare la loro quotidianità, nè tantomeno piombare nelle loro vite, ma se avessero un giorno il desiderio di contattarmi per conoscermi, lascio il mio numero di telefono su questo foglio. Ora il mio angelo ha un nome, Grazie Paolo!”.
Mentre scriviamo ci giunge una chiamata, è Carla, commossa ed emozionata, ci racconta di avere ricevuto una telefonata dai genitori di Paolo e presto, molto presto, si abbracceranno. La sua testimonianza vuole essere un esempio per tutti. Iscriversi all’Aido, l’associazione per la donazione degli organi, è una questione culturale di grande civiltà, necessaria a ridare un sorriso ad una nuova vita.

Roberto Marangoni
>rmprometeo@libero.it<

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