Home Veneziano Riviera del Brenta Emergenza abitativa in Riviera e Miranese, sempre più gli sfratti per morosità

Emergenza abitativa in Riviera e Miranese, sempre più gli sfratti per morosità

Cambia la geografia della povertà e anche quella di chi viene sfrattato. È emergenza abitativa in Riviera del Brenta e nel Miranese. Sono circa un centinaio gli sfratti in atto nei 17 comuni del comprensorio in questi ultimi 12 mesi. A denunciare la situazione sono Silvano Checchin sindaco di Spinea e presidente della conferenza dei sindaci dell’Usl 3 distretto Dolo- Mirano, e Ivana de Rossi la segretaria provinciale del Sunia di Venezia, il sindacato degli inquilini. La tipologia degli sfrattati però, nel corso dei decenni è cambiata radicalmente. Gli sfratti degli anni Ottanta e Novanta, erano quasi tutti per fine locazione, ora invece sono nel 90% dei casi per morosità. Ad incidere sul nuovo fenomeno, è stata la crisi economica dell’ultimo decennio. “Gli sfratti nel comprensorio – spiega Checchin – sono circa un centinaio. Cioè in media 5- 6 a comune con punte più alte nei comuni più popolosi. Il problema per tutti gli enti locali, è che, alloggi per i nuovi sfrattati non ce ne sono. Un tempo chi usciva di casa per fine locazione, aveva la capacità reddituale di cercarne un’altra. Ora non ha i soldi per mettere insieme il pranzo con la cena”. Alloggi pubblici però per il momento non ce ne sono.

“Le assegnazioni di case Ater – spiega Checchin – non sono sufficienti”. Per il presidente della conferenza dei sindaci serve un coordinamento fra enti in grado di gestire in modo efficace l’emergenza abitativa. Anche Ivana De Rossi storica segretaria del Sunia sottolinea una situazione difficile. “In questi anni la geografia della povertà – spiega – è cambiata. Sempre più persone finiscono in strada per morosità incolpevole. Perché cioè non riescono più a pagare l’affitto. E non si tratta solo di coppie giovani, ma anche di famiglie con genitori cinquantenni e figli da mantenere”.

C’è poi il fenomeno dei mancati ricongiungimenti degli stranieri. “Alcune banche, concedendo il mutuo, o alcuni proprietari di case – spiega la De Rossi – non spiegano agli immigrati, che in una casa con una certa metratura non ci si può stare più di un certo numero”. Infine Checchin e la De Rossi sottolineano come, pur essendoci molte case pubbliche ancora sfitte da sistemare, queste “non sono disponibili nell’immediato, perché soldi per restaurarle gli enti preposti non ne hanno”. Il tema dell’emergenza abitativa è sentito anche a Mira. “Ad agosto il Comune – spiega l’assessore Chiara Poppi – ha approvato una graduatoria per gli alloggi Ater. Sono state presentate domande da 95 nuclei famigliari, 89 sono stati ammessi al bando, e 6 sono stati gli esclusi. Nel 2017 sono stata assegnate 6 case popolari e nel 2016 erano state assegnate 24 case”.

La situazione è destinata a peggiorare e per questo il Comune è deciso ad aumentare la percentuale destinata all’emergenza abitativa nel caso di assegnazione di alloggi dal patrimonio pubblico. “Entro fine anno – conclude l’assessore Chiara Poppi – l’emergenza abitativa dal 15 % al 25 %”.

Alessandro Abbadir

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