Referendum, chi andrà a votare e chi no a Rovigo

“Una grande opportunità di dire si all’autonomia della nostra Regione. Grazie alla caparbietà del Governatore Zaia chiederemo allo Stato, in virtù dell’articolo 116 della Costituzione, di trattare maggiori materie di competenza rispetto a quelle attualmente già previste”. Così Massimo Bergamin, sindaco leghista di Rovigo, sul referendum del 22 ottobre. “Il residuo fiscale – la differenza tra quanto i veneti pagano in tasse e quanto lo Stato spende a loro favore in termini di servizi – è di 15,5 miliardi di euro. Il Veneto è la terza regione in Italia che dà più di quanto riceve. Noi chiediamo di trattenere più risorse dei veneti, per i veneti”. D’accordo Paolo Avezzù, presidente del consiglio comunale, di Obiettivo Rovigo, area Forza Italia. “Più autonomia vuol dire più giustizia per i nostri cittadini. Il mio e nostro obiettivo è di fare il Veneto come Trento e Bolzano, cioè un territorio che tiene per sé il 90% delle tasse pagate”. Per Antonio Rossini (Fare!) “con l’auspicato e verosimile esito positivo si potrà avviare l’iter costituzionale che consenta una maggior autonomia. È per questo che anche chi non era d’accordo con il referendum visti i costi elevati e poiché non è decisorio, ora dovrebbe andare a votare per manifestare la volontà di vedere riconosciuta dal Governo una maggiore autonomia”. Giorgia Businaro (Pd), non andrà a votare: “L’autonomia è una questione molto seria, non può essere affrontata a colpi di slogan. Esiste la possibilità, per le Regioni, di concordare con lo Stato forme differenziate di autonomia: è la strada che sta percorrendo l’Emilia Romagna. Questo è un referendum inutile, senza alcuna conseguenza giuridica. Non è altro che una enorme campagna elettorale personale che Zaia paga con i soldi di tutti i veneti”.

Giorgia Gay

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