Studiosi a Piombino Dese a caccia di reperti storici

A quel periodo, siamo nel Mesolitico, risalgono i tanti reperti rinvenuti nell’area del Bosco dei Fontanassi, frazione di Torreselle. Un luogo diventato una miniera di storia e di tracce tangibili della presenza umana nel periodo tra il X e VIII millennio a.C. Un luogo eccezionale per quanti amano l’archeologia. Tanto che a Piombino Dese a settembre sono arrivati una quindicina di giovani studenti e ricercatori dell’Università di Ferrara. Oltre ai laboratori di ricerca il Dipartimento di studi umanistici dell’ateneo estense, in particolare l’area di Scienze preistoriche e antropologiche, ha avviato i suoi laboratori di scavo proprio a Piombino Dese, in stretta collaborazione con il Ministero delle attività culturali, il Comune di Vedelago e quello di Piombino Dese e alcune associazioni locali che, per prime, segnalarono la presenza dei reperti. I prelievi, previsti all’interno del progetto “Tra Acque e Pietre”, vogliono indagare le tracce del più antico popolamento delle Sorgenti del Sile. L’instaurarsi del sistema di risorgive al termine dell’ultima glaciazione costituì un elemento di forte attrazione per gli ultimi gruppi di cacciatori-raccoglitoripescatori preistorici (12.000-8.000 anni fa circa). A coordinare il progetto Federica Fontana dell’Università di Ferrara. “Si è partiti all’inizio di questo decennio, anche se già negli anni Ottanta vennero trovati i primi reperti da alcuni appassionati del luogo. A seguire le segnalazioni alla Sovrintendenza e alla nostra Università che, in collaborazione con quella di Padova, ha cominciato dal 2013 a sondare il terreno circostante le sorgenti del Sile. Prima sono stati eseguiti dei carotaggi poi esaminando piccole porzioni di terreno. Gli scavi veri e propri sono iniziati nel 2015. In tre anni sono stati recuperati più di tremila reperti in selce: frecce e altri arnesi usati per la caccia, utensili per le attività domestiche come grattatoi e coltelli”. C.R.

Lascia un commento