Home Padovano Padova Est Le “fake news” scatenano polemiche e proteste

Le “fake news” scatenano polemiche e proteste

Nelle ultime settimane è partito un tam-tam di notizie in merito all’arrivo di nuovi migranti nel territorio vigontino. La voce è iniziata a circolare tra i cittadini dopo un messaggio di allerta apparso sul social network più utilizzato in Italia: Facebook. La notizia riguardante la ricollocazione di un folto numero di immigrati ha scatenato un’ondata di sdegno e preoccupazione nella popolazione, e si è poi sparsa a macchia d’olio tra gli abitanti. Molte persone hanno perfino chiamato la polizia municipale per chiedere conto della situazione e per sapere come comportarsi con i nuovi ospiti. Non sono mancate lamentele e insulti e tutto ciò ha portato ad un inasprimento dei toni e delle parole sulla questione dell’accoglienza, al grido di “Stop. Basta clandestini a Vigonza!” Ma purtroppo la veridicità di questa notizia ufficiosa si è rivelata infondata, ed ecco che tutta questa storia è diventata una vera e propria “fake news”. Le cosiddette “fake news” non sono altro che le antiche e vecchie bufale, notizie false che rimbalzano sul web (e per la verità non solo sul web), influenzando le vicende della politica, dell’economia e della società e distorcendo la percezione della realtà da parte dell’opinione pubblica. Per questo negli ultimi mesi il governo italiano ha dichiarato guerra a questo fenomeno planetario, proponendo un disegno di legge, già in discussione alle camere, che propone principalmente delle sanzioni pecuniarie abbastanza “salate” per chi pubblica o diffonde notizie false. Per chiarire qualsiasi dubbio riguardo la situazione attuale dei profughi ospitati nel territorio di Vigonza, ci siamo rivolti direttamente a Nunzio Tacchetto, ex sindaco di Vigonza e attuale Presidente del Consiglio Comunale con delega ai temi afferenti all’urbanistica. “Ad oggi Vigonza ospita 60 profughi in totale – afferma Tacchetto – e non prevediamo l’arrivo o la riallocazione di altre persone nel nostro territorio.” Continua Tacchetto: “I profughi che ospitiamo sono comunque coinvolti in diverse attività quotidiane. Una quarantina di persone lavora giornalmente nel confezionamento di scarpe e in lavori di assemblaggi vari, assieme ad altri immigrati dislocati nei comuni dell’Alta Padovana. Queste attività occupazionali sono il frutto di un accordo di collaborazione preso con alcune aziende calzaturiere della Riviera del Brenta, nel 2013 durante la mia esperienza da sindaco. Il resto dei profughi invece presta volontariamente il proprio tempo a servizio della cittadinanza con alcuni lavori sociali, tra cui lo sfalcio d’erba, la pulizia delle strade e dei giardini pubblici.” Attualmente i profughi sono ospitati in 4 luoghi diversi: in via Luganega (dove sono presenti circa 24-28 persone), via del Lavoro (25-26 persone), via Roma (ubicazione riservata solo alle donne) e via Bagnoli. Le strutture ospitanti non sono di proprietà del Comune, ma appartengono a terzi, e vengono gestite con l’ausilio della cooperativa “Orizzonti” di Padova e “Il Villaggio Globale” di Mirano (Venezia).

Manuel Matetich

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