Intervista allo scrittore Alberto Costantini: “Storia e fantascienza, due generi saldamente legati”

Alberto Costantini è uno degli scrittori più noti della Bassa Padovana. Ha vinto per due volte il Premio Urania, il massimo riconoscimento della fantascienza italiana: con “Terre accanto” nel 2002 e con “Stella cadente” nel 2005, entrambi pubblicati da Mondadori. L’ultimo romanzo, edito da Gilgamesh, si intitola “Le Astronavi di Cesare”.

Come è iniziata la sua carriera da scrittore?
“Curando i contenuti di alcune futuro, abbiamo molte bellezze artistiche e storiche da valorizzare. E mi piacerebbe dare anche un taglio più culturale a grandi eventi come il Palio”.

Torniamo ai suoi romanzi. Quali sono i temi centrali?
“I valori umani: l’amicizia e la lealtà verso il gruppo, la propria patria. Poi la curiosità verso l’ignoto e la tolleranza. Spesso mi soffermo anche sulla religione, una delle molle che determinano i grandi cambiamenti dell’umaguide turistiche su Montagnana. Poi ho approfondito il mio interesse per il Risorgimento, pubblicando saggi sul tema. Nel 2003, è uscito il mio primo romanzo storico, a cui è seguito nello stesso anno il primo di fantascienza”.

Dalla storia alla fantascienza, qual è il filo conduttore?
“I due generi sono profondamente legati: si pensi agli autori che descrivono un viaggio nelle diverse epoche, o a chi sviluppa una vicenda immaginando cosa potrebbe essere accaduto se un fatto storico non fosse avvenuto o avesse avuto un esito differente. Credo ci sia un certo pregiudizio nei confronti della fantascienza: non è affatto vero che è solo roba per ragazzini amanti dei videogiochi”.

La sua produzione è connessa in modo piuttosto stretto con Montagnana e la Bassa Padovana.
“Amo questa zona, ma in gran parte delle mie opere c’è anche la proiezione verso l’esterno: personaggi originari di qui, che mai prima avevano lasciato il proprio paese, sono improvvisamente costretti a spostarsi in luoghi dalla lingua e dalla cultura sconosciute”.

Che fotografia scatta della città in cui vive?
“In alcuni momenti della storia il nostro è stato un territorio importante. Oggi abbiamo perso parecchio, dall’ospedale alle vie di comunicazione. Guardando al nità”. Che ruolo ha secondo lei la cultura nel nostro tempo? “Più il mondo va verso la globalizzazione più la gente cerca qualcosa di vicino a cui fare riferimento. La cultura può rappresentare un modo profondo per recuperare o rinsaldare il legame con le nostre radici e nel frattempo aprirci anche alla diversità”.

Davide Permunian

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