Treni veloci fermi al passaggio livello

Burocraticamente parlando, si chiamano “investimenti previsti dal contratto di programma di Rete ferroviaria italiana”. Per quanto riguarda il Veneto, il piano ha considerato vari interventi, soprattutto per l’elettrificazione delle linee più vecchie, come ad esempio la PadovaBassano (in tutto 47 chilometri), che transita per Camposampiero e Cittadella, una tratta (da Camposampiero a Bassano) di circa trenta chilometri, che tocca Fratte di Santa Giustina in Colle, Villa del Conte, Rossano e Rosà (il costo sarà di 12 milioni, 400 mila euro a chilometro, oltre agli oneri per le inevitabili infrastrutture tecnologiche necessarie).

È una tratta di lungo corso, che risale alla fine dell’Ottocento, dove operano 12 regionali e alcuni bus sostitutivi serali: con il treno si impiega (salvo frequenti ritardi) poco più di un’ora (si dovrebbe scendere a 50 minuti con l’elettrificazione), con il pullman il doppio. L’annuncio degli investimenti risale alla metà dell’anno scorso; adesso invece si è arrivati al primo passo, lo stanziamento delle risorse necessarie per l’eliminazione dei passaggi a livello che ancora insistono lungo tutta la tratta, quindici tra Camposampiero e Cittadella, altrettanti tra Cittadella e Bassano. Il tutto nell’eterno miraggio di quella fantastica risoluzione del trasporto pubblico locale che si chiama SFMR, il sistema ferroviario metropolitano regionale, un sogno partorito trent’anni fa e mai compiutamente realizzato, anzi: ancora oggi le incompiute in sospeso sono molte più dei traguardi raggiunti. E tra le incompiute figurano proprio parecchi lavori per la soppressione dei passaggi a livello. Cos’è successo? È crollata la fame di mobilità nel centro Veneto? Non si direbbe, visto anche il tempo di percorrenza menzionato sopra: da Padova a Bassano un’ora in treno e due in bus, ossia su strada. Evidente segno che la “domanda” di mobilità è viva e presente, ed anzi è aumentata con i timidi tentativi di ripresa in corso.

I ritardi, molto… italiani, sono frutto del braccio di ferro tra ente pubblico e committenze private, del succedersi di persone diverse sulle poltrone degli assessorati competenti (ciò che è stato progettato dall’uno, si sa, quasi sempre non va bene all’altro), dalla crisi che ha falcidiato le ditte appaltatrici, dalla sostanziale mancanza di unicità di obiettivi e intenti che al contrario sarebbe l’unico cemento su cui realizzare qualsiasi grande progetto. Adesso, anno 2018, nel nostro Far East senza alta velocità, restiamo almeno in attesa di vedere sparire gli incroci auto-treno sugli stessi livelli, con relative sbarre e code, ed invece comparire convogli elettrici con linee aeree e possibilmente su binari doppi. Perché questa porzione di Veneto non è periferia, anzi: il vero centro è proprio qui.

Alberto Beggiolini

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