Bergamin traballa in consiglio

“Dopo Bergamin c’è solo Bergamin”: questa la dichiarazione lapidaria del sindaco di Rovigo a margine del consiglio comunale del 10 aprile scorso, quando la terra gli è tremata sotto ai piedi per il mancato raggiungimento del numero legale.

A tramare lo sgambetto i consiglieri di Forza Italia, tutti tranne Giacomo Sguotti e il presidente del consiglio Paolo Avezzù. Una vera e propria prova di forza si è giocata da lì alle ore successive, con i “ribelli azzurri” a rivendicare la carica di vicesindaco e un assessorato e l’opposizione che chiedeva a Bergamin di dimettersi guardando già ad una prossima campagna elettorale. Emergenza, tecnicamente, rientrata il giorno successivo con la seconda convocazione del consiglio, filata liscia visto il raggiungimento del numero legale di 11 consiglieri. Ma rimane lo smacco, per il primo cittadino.

Parte all’attacco l’opposizione: “L’incapacità della amministrazione Bergamin – commenta la consigliera dem Giorgia Businaro – è sotto gli occhi di tutti, ma l’attaccamento disperato alla poltrona di certi consiglieri di maggioranza e, probabilmente, anche di qualcuno che oramai non è più all’opposizione, impone alla città di restare in questa palude. Deve partire subito un grande progetto unitario di rilancio della città”. Sulla stessa linea Ivaldo Vernelli, consigliere del Movimento 5 Stelle, che lancia l’idea di una candidatura unitaria da parte dell’opposizione (escludendo però categoricamente che si possa trattare di lui): “Credo sia l’unico modo per risolvere un contrasto ormai insanabile all’interno delle forze di maggioranza – commenta – e per dare una soluzione ai problemi rimasti fermi da almeno 3 o 4 anni”.

Gaia Ferrarese

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