Argini del Brenta, continui accampamenti dei nomadi

Ora di cena sul fiume Brenta. Si alza un segnale di fumo dalla tendopoli: siamo a casa. La colonia rom sulla riva del fiume Brenta si sta pian piano ricomponendo, a partire dall’ultimo sgombero dei vigili urbani effettuato lo scorso febbraio. L’ultimo: non il definitivo. Gli alberi ammettono uno sguardo al villaggio: bancali a respingere la piena, teli di plastica per la pioggia e assi di legno per isolare i letti dal fango. L’ultimo sgombero dell’accampamento è avvenuto nella prima decade del mese di febbraio ad opera del Comune di Vigonza con la preziosa collaborazione dell’azienda Etra, incaricata della pulizia del luogo di insediamento lungo l’argine e del ripristino naturale dell’area. Questo continuo ping-pong, fatto di sgomberi da parte delle autorità locali e di riaccampamenti da parte dei nomadi continua incessantemente da anni.

I cittadini vigontini sono oramai stanchi di questa situazione e cercano in più modi di sollecitare l’intervento del sindaco Stefano Innocente Marangon per risolvere una situazione a rischio umanitario, soprattutto per la precarietà delle condizioni igieniche e sanitarie dell’accampamento. “Vivono sulle sponde del fiume, tra i topi e senza acqua potabile – aveva denunciato uno dei residenti del quartiere. Non è una situazione sostenibile dal punto di vista umanitario. E spesso questi accampamenti ospitano persone che dovrebbero stare in ben altri posti, più consoni alle sentenze giudiziarie derivanti dalle loro azioni.”

Ecco invece come la pensa la minoranza del consiglio comunale, rappresentata in parte da Walter Grandesso, capogruppo della Lega: “Il nostro primo cittadino deve assolutamente impegnarsi di più per far fronte a questa tragica situazione che si ripete numerose volte ogni anno. Riteniamo che questo problema debba essere comunicato immediatamente al Prefetto di Padova, in modo tale da mettere in campo alcune squadre speciali e competenti che vadano di notte a eseguire gli sgomberi lungo gli argini.” Continua Grandesso: “Il continuo riaccampamento del Brenta da parte di questi nomadi, si può tranquillamente interrompere una volta per tutte, utilizzando delle transenne per bloccare e rendere impervio un eventuale insediamento in zona. Inoltre, occorre il controllo di carabinieri e vigili e l’intervento del genio civile per bonificare l’area, pulire gli argini da tutta quell’immondizia lasciata e tagliare gli alberi e le pianti in stato di abbandono. Questo è un compito che spetta alle autorità competenti, ovvero a carabinieri, squadre speciali di pronto intervento e prefettura di Padova.”

“Anche perché non dobbiamo dimenticare – conclude il consigliere leghista – che quegli accampamenti non ospitano soltanto vagabondi, ubriachi, e gente allo sbando, ma potrebbero essere anche il perfetto nascondiglio di furfanti e clandestini.”

Manuel Matetich

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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